Cercami... io sono qui

di Chiara Cipolla

edito su Amazon

 
                          
                                                                           
 
“Cercami... io sono qui”, un titolo che è tutta una promessa e che è entrato nelle mie corde sin da subito, forse perché è una delle mie canzoni preferite di Renato Zero. All’inizio non lo avevo dedotto, ma poi ho apprezzato i riferimenti a quest’artista da parte dell’autrice, soprattutto quando una Carlotta disperata la canta a pieni polmoni. Di questo romanzo mi ha subito colpito la copertina, una cover veramente invitante. Ho letto le sue prime cento pagine di volata, con il desiderio di andare avanti e con la paura che finisse troppo presto, ma anche con il segreto timore di restare delusa per ogni pagina che scorrevo. Non è successo, tutt’altro e già mi mancano i personaggi. L’autrice è schietta, simpatica e diretta. E’ stato come rapportarsi con un’amica che ti svela i suoi segreti. Non riuscivo a smettere di leggere perché desideravo conoscere le scelte di Carlotta e i dubbi di Jorg, vivendo il loro amore messo in crisi dalle varie insicurezze. I personaggi sono ben caratterizzati, tanto che mi sono affezionata a tutti loro, compresi quelli negativi. Stupenda la nonna novantenne. Meravigliosi i riferimenti alla cultura Giapponese e piacevole il finale. Finalmente un romanzo dove il sesso c’è, è descritto bene e non toglie nulla alla storia, ma anzi la completa e l’arricchisce. L’unico consiglio che mi sento di dare a Chiara, è quello di rivedere l’editing del libro perché ci sono alcune sviste che penalizzano leggermente una storia che vale la pena di scoprire. Mi sono così affezionata al suo modo di scrivere che non vedo l’ora di immergermi nelle pagine della sua duologia, in tanto vi invito a leggere “Cercami... io sono qui”.
 
 

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Dentro l'oscurità - La luce oltre l'oscurità

duologia

Elisa Artemide

Autopubblicazione sito personale

 
 
 

 
Blake e Rose vivono un amore insano fatto di attrazione e crudeltà perché lui non riesce a perdonarle una colpa che in realtà lei non ha. In questo conflitto viene fuori che la loro attrazione fisica vince su tutto, sia sul lato oscuro di lui sia sull'istinto di sopravvivenza di lei. Rose è di una ingenuità e di una fragilità disarmante nei confronti del fratellastro, ma proprio queste debolezze sono nel libro i suoi punti di forza contro di  lui.
Che cosa dire di questa duologia? La narrazione è scorrevole e fluida. E’ bello il ruolo di Thomas e ben azzeccato quello di Lindsay. Mi è piaciuto molto la parte in cui Rose rivede la madre mettendo in seria difficoltà Blake. In entrambi i libri mi hanno coinvolto di più l’inizio e la fine del romanzo perché percepisco maggiormente il combattimento interiore di Blake. In questi punti si percepisce bene il rapporto contrastante dei due fratellastri stuzzicando l’interesse del lettore. Nel primo romanzo ho trovato un po' troppo veloce il passaggio dall’odio all’amore di Blake nei confronti di Rose, prevaricato dal sesso che ha offuscato la sua anima dannata. Insomma ha ceduto troppo presto il suo cuore alla sorellastra. Ritengo che il suo carattere sia stato espresso meglio nel secondo libro. Evidenzio inoltre la bella scelta dell’autrice di narrare la storia tramite i due diversi punti di vista dei protagonisti. Il lettore ha così un quadro completo degli eventi e la possibilità di vivere le emozioni di entrambi. Sicuramente leggerò ancora i romanzi dell'autrice perché sono curiosa di conoscere gli altri personaggi da lei creati. 

 

 

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Dimenticando Santorini

di Marta Lock

edito da Talos

                                                           
 
Come in un filo ininterrotto dal suo ultimo libro di saggistica intitolato “Ricomincia da te”, in “Dimenticando Santorini” Marta Lock cerca un percorso interiore che indichi, a buona parte dei personaggi, la strada più giusta da intraprendere. Arthur, un padre despota ed egoista, distrugge una famiglia che non riesce più a ritrovarsi sotto l’aspetto affettivo e complice. Le scelte di quest’uomo, nate dalla certezza di sapere cosa è giusto per tutti, rendono infelici le persone che lo circondano; in particolare inibisce, in modo indelebile, la figlia maggiore Jade che perde di vista i suoi sogni e il suo grande amore adolescenziale. Il padre padrone castra l’anima delle persone impedendogli di vivere la vita come la vorrebbero, influenzando buona parte di tutta la narrazione. Lo stato di conflitto familiare dettato dai soprusi e dalle cose non dette emerge devastante in questo nucleo che si frammenta, evento dopo evento, quasi fino ad arrivare a un distacco netto. La primogenita, vedendo che le proprie ali sono tarpate, vive un’esistenza falsa; come scrive la stessa autrice, portava: “ abiti che era tanto allenata a indossare da credere che fossero i suoi”.  Ma quando questi abiti si lacerano cosa succede nell’individuo? Da qui inizia la vera storia del romanzo. Jade, scontrandosi con la realtà imposta, rincorre un’aspirazione lavorativa giovanile legata a un amore. Questo sentimento tanto intenso quanto profondo, è stroncato sul nascere dal padre padrone, ma con il passare degli anni invece di morire cresce e lei lo insegue, lo raggiunge e lo perde per quasi tutta la narrazione. Ci sono molti schemi comuni tipici in questo romanzo. Da un lato abbiamo un padre negativo e dall’altro una nuova famiglia positiva. Da una parte abbiamo una madre fragile e incapace di prendere decisioni e dall’altra una figlia più matura e saggia della sua età. E ancora, ci si confronta con un amore tranquillo, senza passione, contrapposto all’attrazione sfrenata per l’uomo dei sogni. La perdita della persona amata e l’incontro occasionale organizzato dal destino. Il lavoro d’ufficio, monotono e scontato, con il bisogno di esprimere la propria creatività artistica. Tutti temi ricorrenti che si muovo bene all’interno di un racconto fresco e scorrevole, portando a seguire la storia con la stessa emotività che si vive davanti ad una commedia romantica americana. Con aperta chiarezza l’autrice indica quanto siano pericolose le nostre paure e ancor più le nostre indecisioni. Il libro sembra voler chiedere pagina dopo pagina: quanto ci vuole a decidere di amare? D’altronde in tutto il romanzo, ogni frase, gesto o scelta, sembra un ostacolo del destino all’amore; nello stesso tempo però il destino sembra ripresentarsi ponendo ogni volta proprio questa domanda. Ne viene fuori che siamo noi a scegliere il nostro percorso e che solo noi possiamo decidere se amare o no. Se lasciarci amare o vivere una vita falsa. Cosa sceglierà Jade, la nostra protagonista? L’amore pacato del compagno di una vita o la passione del ragazzo che ha perso di vista anni fa?Ai lettori scoprire la decisione finale.

 

 

 

 

Quell'amore portato dall'Africa

di Tiziana Cazziero

edito da Amazon

 
                                                                 
 

 

Inizialmente colpita e piacevolmente conquistata da questo romanzo letto in racconto, ho poi desiderato conoscerne il seguito. Cristina, la protagonista che si chiama come me, fugge in Africa per dimenticare la perdita di una persona a lei molto cara. In Congo si innamora, ma sarà anche la vittima di un rapimento perpetrato da alcuni guerriglieri dissidenti. Una storia che di per sé dovrebbe coinvolgere il mio animo romantico e avventuriero, rendendomi protagonista della vicenda, accentuato dall’omonimia, che però in realtà si scontra con le pagine successive al racconto che si distanziano dalle mie aspettative. Da prima fresca, schietta e discorsiva successivamente, la narrazione, diventa dispersiva, ridondante e confusionaria. La storia resta per me sempre invitante, ma non sapendo se quella che ho letto (e-book Amazon) è la versione definitiva, mi  sento di consigliare all’autrice una rilettura non solo per i numerosi refusi e parole inadatte al contesto, ma anche per la cronologia degli eventi. Non sempre la sequenza è chiara e a volte anticipa troppo temi che tratterà successivamente. Il rapimento è messo in secondo piano e scivola tra le righe come una cronaca momentanea. Le consigliere un’impronta più dedicata al sentimento e meno alla relazione giornalistica. E’ come se si avvertisse nettamente la sua lontananza fisica dall’Africa e da quelle realtà. Detto questo, evidenzio che ho apprezzato molto l’indicazione riferita al continente nero della terra rossa e le citazioni sul piccolo Juri.

 

Faccio presente che prima di postare questa recensione ho parlato con l’autrice, mi ha detto che ho letto la versione precedente all’ultima pubblicazione di settembre 2016 e che in questa sono stati ricontrollati i refusi. La storia resta invariata. Il mio parere è quindi basato su ciò che ho letto e non sulle nuove correzioni.

Nuova Era 

di M.s. Bruno

edito da Amazon

                                                                 
 
Una strada insidiosa mette in difficoltà due avventurieri che sfidano la notte per giungere a casa, ma l’imprevisto è in agguato. Danmar del campo 213, situato su un pianeta pericoloso che ha sostituito la terra per un gruppo di umani sopravvissuti, si scontra con Zohya una donna dagli occhi viola avvolta da un misterioso segreto. Il loro incontro fortuito innesca una successione di eventi che portano alla scoperta d’intrighi, verità nascoste e strani personaggi. In un susseguirsi d’imprevisti i protagonisti e gli abitanti inseguono il sogno di vedere un giorno la Terra, il loro pianeta d’origine che in molti non conoscono, senza sapere che esistono pericoli imminenti che possono sfaldare ogni loro aspettativa. Il bisogno di restare legati alle proprie origini e il valore delle emozioni sono gli elementi essenziali che collegano le scelte dei vari personaggi e tutta la storia che si sviluppa in questo libro. Tra le varie figure che compaiono nella narrazione, trovo interessante il ruolo di Kavon che, perennemente annoiato, porta avanti la sua missione e la sua esistenza cercando qualcosa che probabilmente non potrà mai avere. Mi fa sorridere Darius, amico fedele pronto a tutto e provo tanta tenerezza per l’infermiera Ana Valentia. Interessante è la descrizione dei signori della notte che forse non sono gli unici o i veri “mostri”. In questo romanzo di fantascienza noto la particolare attenzione che l’autrice, anche velatamente, mette nel termine “cavie”. Mostra in esse le mille sfaccettature che possono rappresentare e M. S. Bruno sembra voler richiamare, tramite loro, lo sguardo del lettore sull’importanza di restare umani ovunque si vive, per non cedere al mostro che è in noi. Sicuramente è una storia che attira i giovani e agli appassionati del genere. E’ una piacevole lettura per allontanarsi dalla realtà.

 

 

 

Il sigillo del drago infinito

di M. S. Bruno

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Il racconto intrigante, ricco di fascino e suspance si basa sul principio del bene che deve impedire al male di proliferare, ritrovando e ricostruendo la chiave che permette di aprire il libro delle profezie. Una bella storia avvincente che inizia con una tragedia. Safav, un contadino torna a casa e trova il suo villaggio raso al suo da un oscuro nemico senza vessilli. Tenterà di fermare il nero esercito e qui inizia l’avventura. Intrighi ed eventi inaspettati mineranno il percorso dei pochi avventurieri che lotteranno per il bene. Una storia che ti rapisce coinvolgendoti sin dalle prime righe. Non può mancare tra le letture degli amanti del genere e anche di quelli che non seguono il fantasy. Mi sono piaciuti moltissimo, spiccando nel racconto e conquistandomi per il loro fascino Ajhal di Varesia, per i buoni, il marinaio dall’arguta intelligenza che non sa resistere alle sfide e che non riesce a tornare a casa. Per i cattivi mi è piaciuta Ofena la strega bianca, spietata e felina scivola nella narrazione cambiando le sorti dei personaggi. M. S. descrive gli ambienti, li dipinge in modo così concreto da far dimenticare al lettore che sta leggendo un fantasy. Si ha la sensazione di vivere gli usi e i costumi come se fossero le nostre stesse abitudini. La narrazione è credibile e logica dall’inizio alla fine invischiando il lettore nell’evolversi della storia. I personaggi sono particolari e raccontati perfettamente in ogni loro sfumatura al punto da portare chi legge ad affezionarcisi. Anche il più insignificante non è dimenticato ed è valorizzato come il protagonista della sua storia e al contempo parte integrante di un intero universo. Il libro è coinvolgente e la cosa più bella di tutto è che è perfettamente credibile nonostante si parli di fantasia.

 

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Ogni tuo silenzio 

di Laura Mercuri

edizione Bookme

                                                                
 
 
Totalmente trasportata nella storia dalla storia, non sono riuscita a smettere di leggere questo libro che è veramente bello. I ritmi, le emozioni e le azioni sono totalmente condensati in silenzi e profondi sguardi. La bravura dell’autrice è quella di rendere al lettore il suo romanzo con i giusti  tempi; mai noioso, banale o scontato, crea le aspettative,  distrugge, trasforma e amplifica i sentimenti secondo l’emozioni dei protagonisti e di chi li circonda. E’ un testo che trasmette tanto grazie alla capacità di Emilia e Aris di non dire nulla, di parlarsi senza far uscire le parole di bocca, di comunicare a gesti e sguardi. Sanno leggersi nell’anima. Intenso, coinvolgente, struggente è riuscito a strapparmi qualche lacrima e a tenermi incollata alle pagine dall’inizio alla fine. La storia parla di Emilia fuggita dalla città di L’Aquila, alla morte della mamma, per non diventare vittima delle attenzioni morbose del padre. Giunta a Bren è vista in malo modo dagli abitanti del luogo, additata perché “straniera”, troverà con difficoltà un lavoro in un posto con la mentalità chiusa e refrattaria ai nuovi arrivati e ai cambiamenti. Aris il silenzioso falegname del paese non ha bisogno di parole per comunicare quello che sente e accetta con pieno trasporto la giovane dai capelli rossi conquistandola sin da subito. Il sentimento che nasce tra di loro si manifesterà senza possibilità di arginarlo, indipendentemente dai contrasti creati dalle persone del posto, sarà dolce, delicato e profondo. Le parole fatte di lunghi sguardi e silenzi saranno il mezzo migliore per comunicare l’intensità di ciò che stanno provando. I due protagonisti si capiranno, totalmente, come mai nessuno aveva fatto prima di allora. L’amore, però, non ha mai vita facile e il passato di Emilia e quello di Aris, unito al disprezzo e alla diffidenza del presente, si scontreranno con quello che sta nascendo tra i due giovani innamorati. Saranno in grado i protagonisti di vivere i propri sentimenti nonostante tutti sembrino ostacolarli? Potrete scoprirlo solo leggendolo e vi invito caldamente a farlo perché è uno dei più bei libri d’amore che ho letto. 

 

Oltre il buio il destino 

di Emanuela Arlotta

edizione Youcanprint

                                                             
Emanuela Arlotta ha la capacità di addensare le emozioni in parole. Volevo essere distaccata, ma è per me impossibile impedire alla mia anima di vibrare mentre scorro le righe delle sue opere. Ringrazio il giorno che ho letto le sue poesie e che mi hanno permesso di conoscere un così grande talento, una scrittrice dalla sensibilità interiore capace di scandagliare profondità impensate. Non voglio nascondere il trasporto che mi donano i suo scritti e voglio raccontarvi di Sophie la nuova protagonista del suo ultimo lavoro dal titolo: “Oltre il buio il destino”. E’ questo un libro che parla delle ombre dell’anima, della vita di tutti i giorni che ci porta a vedere il mondo grigio e insignificante, degli anfratti dove si nascondono i turbamenti che uccidono la voglia di vedere e il desiderio di cambiare l’apparenza. In una continua lotta tra gli individui, tra l’Io, tra l’interiorità ed esteriorità, tra le maschere che portiamo sul volto, i personaggi di questo intenso racconto d’amore si mettono a nudo per il lettore. Sophie dopo un mese di lacrime per un uomo che l’ha abbandonata, vede la sua vita cambiare ancora  una volta, la vede stravolta da un susseguirsi di eventi che non riesce a gestire, in un insieme di scoperte e di verità  che la porranno di fronte a delle scelte difficili. La protagonista dovrà decidere tra due uomini e un percorso di vita non facile, ma maturo e consapevole, che potrebbe rivelargli la magia dell’esistenza oppure la sua crudeltà. Emanuela, com’è tipico della sua persona e del suo scrivere, racconta di uomini fragili, spauriti, persi che si nascondo dietro le loro false vittorie e li contrappone a uomini forti, caldi, protettivi, coinvolgenti che affrontano il mondo a testa alta. Ci ricorda e cita i valori importanti del vivere; dall’amore all’amicizia, quella vera che non si perde mai; alla famiglia, il valore indissolubile che tutti cercano e desiderano. Accarezza, con la sua innata delicatezza, il tema difficile e scottante della purezza dei bambini e della loro fragilità, troppo spesso sbriciolate e distrutte dalla cinica freddezza e crudeltà degli adulti. Scivola con maestria nella bellezza delle donne. Le figure femminili sono sempre, nei suoi libri, forti e coraggiose, ma anche figure fragili e deboli. Sono anime che sanno prendere la vita con tutto quello che gli offre con il sorriso sul viso, con le braccia aperte ad accogliere il mondo, in cerca di se stesse e continuamente con il loro cuore sanguinante. Le sue donne sono Maria, Marina, Anita, Marilena, ma più di tutte è Sophie, la ragazza che “non aveva alcuna voglia né intenzione di intraprendere un’altra relazione”. La donna che “era ancora troppo scottata dalla precedente e da quell’abbandono che l’aveva lasciata nuda di fronte a se stessa, che l’aveva ammutolita e annegata nell’insopportabile mondo della solitudine“.
“Oltre il buio il destino” è un libro che leggerete divorandone le pagine e sarete sopraffatte dall’emozione di cui sono impregnate.

 

 Lo spettatore 

di Damiano Leone

Leucotea Edizioni

 

                                                                        

L’uomo decide il suo destino o ci sono entità superiori che lo influenzano? A questa domanda sembra voler rispondere il libro di Damiano Leone. Alexandros Cristhopoulos è follemente innamorato di Eleni Papas, questo amore che sembra così forte da influenzare tutto ciò che li circonda sta per raggiungere il massimo apice con il loro matrimonio, Eleni però muore in tragiche circostanze. Narrandoci il dolore del protagonista, in circa cinquecento pagine, l’autore ci racconta i successivi anni di vita di quest’uomo e dell’evolversi del suo animo in rapporto con le entità che lo sorvegliano. Durante la narrazione si ha modo di conoscere la sorprendente e danarosa vita di Cristhopoulos lasciando nel lettore la sensazione di essere uno spettatore della sua cronologia. I personaggi soprannaturali chiamati “Loro” sono discreti osservatori che compaiono, di tanto in tanto, dando una propria opinione sulle vicende che stanno accadendo. Pur trattando argomenti importanti e di grande valore umano questo libro non incontra molto i miei gusti, soprattutto non riesce a coinvolgermi per il suo stile narrativo che vedo molto più adatto al mondo maschile. I temi trattati tendono a svanire nell’esaltazione di un unico individuo. Difatti, pur essendo l’altruismo l’elemento centrale della storia, il racconto è totalmente accentrato sull’eroico e irraggiungibile protagonista. Lui è il perno e il motore di una storia ricca di vicissitudini. Pur non essendo nelle mie corde trovo che il romanzo manifesta le sue miglior qualità nelle pagine dedicate al passato e alla storia antica, in questi frangenti il lettore si sente attratto dalla narrazione coinvolgente e ben descritta. I personaggi che più mi hanno colpito per la loro caratterizzazione sono Adonis e Vassilikì i nonni di Cristhopoulos insieme a Marcello, l’amico. Consiglio all’autore di rivalutare la scelta stilistica fatta sulla punteggiatura.

Di Pietra e di Luna

di Nadia Bertolani

edizione ilmiolibro.it

 

Ilaria conserva gelosamente e con tanta vergogna un quaderno che per anni, insieme alla testa di una medusa, l’ha tormentata. Finalmente, in un probabile atto di coraggio, decide di bruciarlo, ma il destino le impedisce di portare a termine il suo intento. In un racconto concitato, con una scrittura graffiante ma efficace, come riporta nel testo la stessa autrice, Nadia ci trascina nel mondo nostalgico, infelice e amaro dei protagonisti, dove gli animi sembrano arrendersi all’idea di proseguire un esistenza che non è vita. Come in ogni suo libro che ho letto fino a questo momento, Nadia, però, lo fa con un occhio rivolto al futuro e con la speranza che le cose possano cambiare. Pur non sapendo se questo riscatto ci sarà, il lettore è portato a leggere il libro fino all’ultimo rigo con il desiderio di scoprirlo. Tutti i personaggi di questo racconto sono ben costruiti, ma nel mio cuore il posto d’onore lo ha sicuramente Anapi.

Ricomincia da te

di Marta Lock

Harmakis Edizioni

 
                                                                 

 

Il saggio “Ricomincia da te”  di Marta Lock sembra essere l’epilogo di un’evoluzione riflessiva dell'autrice che, partendo dai romanzi ed esprimendosi a pieno nella rubrica “L’Attimo Fuggente”, arriva in un crescendo a questo libro. Marta Lock ci porta a riflettere sull'amore e su come ci rapportiamo con esso a seguito delle nostre esperienze e delle nostre paure. Ci spinge a credere in noi stessi senza maschere. Sottolineando che è importante evitare di perdere “l'attimo” perché “fugge” e una volta che è passato non torna indietro. L’autrice sembra incitare il lettore a considerare che sia meglio vivere sbagliando che non agire. Tornare alla naturalezza dell'istinto e lasciar vivere le nostre emozioni senza timori, risulta essere il principale percorso da seguire. Il saggio è un’analisi sulle insoddisfazioni che precludono la felicità impedendoci di vederla anche quando si ha. Tra domande e riflessioni Marta cerca la verità, senza imporla, analizzando le cause e l’effetto. Invita a rispettare se stessi senza cadere nei meccanismi dei ricatti morali che ci fanno sentire inadeguati, portandoci a fuggire dal tumulto emozionale e da chi lo causa. Feriti dal passato e da ciò che è accaduto rischiamo di farci sfuggire il presente con la scusa di avere tempo per tornare sui nostri passi e di non averlo da dedicare ai nostri sentimenti. Il tempo diventa un’arma a doppio taglio solo per noi, ma spesso non ce ne accorgiamo. Per essere amati, questa è la prima fondamentale indicazione che si estrapola dal testo, bisogna accettare se stessi senza pregiudizi, liberi di manifestare le nostre emozioni mettendo, chi c’e' accanto, nella stessa condizione, riducendo così la paura che ci impone di fuggire, prevenire, nasconderci, mentire, o annullarci in nome di un amore che rischia di perdere ai nostri occhi la sua funzione e il suo ruolo. Il senso è che per essere sereni e felici dobbiamo anzi tutto rispettare gli altri ma, per rispettare il prossimo, la prima regola è rispettare se stessi; bisogna sapersi analizzare, capire e non si deve temere di manifestare a pieno le nostre emozioni qualunque esse siano.

Mariotta, la quarta bambina

di Nadia Bertolani

edizione ilmiolibro.it

                                            
                                                                 

 

Mariotta vive tra la realtà e il mondo delle favole, è incastrata tra l'essere e il non essere parte effimera o forse reale degli incubi di una donna. Fiammetta è profondamente innamorata di Nicola, il suo scudo, il suo narratore di favole, un uomo pacato e spesso più concreto della realtà nonostante il suo apparente distacco. Fiammetta è in guerra con se stessa perché non ricorda più la sua fanciullezza. L’assenza di questi ricordi non la fa dormire, non riposa, vive un incubo ricorrente e il sonnambulismo. Torralta è la terra dell'ignoto, luogo ormai sconosciuto alla protagonista, ma è anche la meta dove scoprire la verità, dove inseguire l'incubo e cercare la realtà. Il racconto che scivola tra il suggestivo, il magico e la drammaticità  cruda della vita è scritto in modo diretto, in un continuo confronto tra il passato e il presente. Il lettore incontra l’esistenza travagliata di una donna destabilizzata dall’assenza dei ricordi.  In un susseguirsi d’incontri, immagini, apparizioni, vivranno e moriranno Mariotta e Fiammetta, insieme alla soffocante realtà. Tra il dire e non dire. Tra il vero e il fantastico. Tra il sogno e il reale, un temibile segreto fa breccia tra le pareti di una mente che ha scelto di cancellarlo. Il lettore scopre che Fiammetta sarà costretta a guardare in faccia il suo passato a confrontarsi con la verità, a conoscere Mariotta. Ne verrà fuori un confronto amaro con la vita, dove risalterà la brutalità degli adulti che distruggono la bella ingenuità dei bambini. Ne uscirà una sconcertante verità nascosta tra una torre, i ricordi e una quarta bambina.

L’erede perduto

 di Maria Stella Bruno

Edizioni Il Pavone

                                                             
 

Dopo aver letto “L’erede perduto”, posso confermare con sicurezza che Maria Stella Bruno è una delle scrittrici “emergenti” che avrà sempre un posto d’onore tra le mie letture. Come nella precedente saga, “Il sigillo del drago infinito”, l’abilità descrittiva dell’autrice è eccezionale, la sua capacità di rendere l’irreale reale colpisce il lettore che rimane incollato alle pagine. La narrazione avvincente e ricca di colpi di scena lascia con il fiato sospeso e crea la giusta suspense. Ogni parola è una pennellata di colore vibrante all’interno del racconto. Le scene vividamente narrate coinvolgono chi scorre le righe trasportandolo nei luoghi descritti, facendogli assaporare i gusti, gli odori e i sapori come se fossero reali. Facendo vivere al lettore le emozioni come elementi tangibili. Gli ambienti, i rumori, i colori, le culture potrebbero tranquillamente esistere nella nostra realtà. L’autrice è così brava nel suo scrivere che fa credere al lettore che ciò che sta leggendo è vero, trasportandolo sempre di più nel vivo della storia. Niente è lasciato al caso e nulla è scontato. Ogni singolo personaggio è ben delineato, nessuno ha meno importanza dell’altro, tutti sono disegnati e identificati in modo impeccabile. Non si può citare l’individuo che non piace poiché tra buoni, cattivi e neutri ognuno di loro, nella narrazione, ha un ruolo fondamentale per lo svolgersi degli eventi, l’uno è legato all’altro e tutti hanno un carattere e un ruolo talmente ben definito da risultare credibili. Dall’usuraia opulenta, al nipote borioso, alla ladra superstiziosa, al medico razionale, al cavaliere dedito al sacrificio, l’autrice spazia su infiniti mestieri e caratteri, l’elenco sarebbe lungo e mi piacerebbe citarli tutti poiché meritano attenzione, ma lascerò a voi il gusto di scoprirli uno a uno leggendo la storia. Il racconto inizia con una donna che, mentre imperversa la battaglia, muore dando alla luce due gemelli: Alwaid studioso misterioso e Xaver cavaliere valoroso. La morte segnerà continuamente le loro vite facendo maturare un sedicenne Xavier e facendo allontanare dalle proprie terre un ferito Alwaid con lo voglia di domare un destino avverso. Così inizia la loro avventura. Cresceranno cercando la verità. Ogni verità conquistata però porterà tanti nuovi dubbi e per risolverli i due gemelli affronteranno avventure, viaggi, lotte fisiche e morali. Un insieme di vicissitudini, la guerra e la scoperta di tremende realtà condurranno i fratelli su vie pericolose e impervie, in avvenimenti complicati e in fitte trame di potere. Si scontreranno, confronteranno e legheranno a persone che, se pur distanti, saranno comunque uniti da fili invisibili che il destino tesserà affinché facciano tutti parte della stessa storia. Fatevi dunque appassionare da questo libro ricco di avventura, amore e colpi di scena che vi porteranno fino alla fine a chiedervi se l’erede perduto sarà trovato e qual è il destino dei due gemelli.

Quando tu eri qui con me 

di Rocco Roberto

Lettere Animate Editore

                                                            
 
Il romanzo di Rocco Roberto, intenso e coinvolgente, è un viaggio fisico, morale, ma soprattutto emotivo da parte dei protagonisti. Ciò che vive e prevale in questa storia è la ricerca della felicità, lo stare bene, il bisogno di lasciare ciò che si prova libero di esistere a prescindere dal fatto che sia giusto o sbagliato. Pur partendo da una fine, il libro inizia con una morte, il lettore ha la sensazione che c’è molto da scoprire, che questo evento è il punto di partenza e percorre la narrazione a ritroso come se fosse un presente; quando giunge nuovamente alla morte, ha con sé un bagaglio di emozioni, un mondo ricco di sfumature e di colori intensi. Riccardo ha quarantun’anni e una vita soddisfacente finché un incontro lo stravolge cambiandolo radicalmente. Diventa un’altra persona o meglio cambia stile di vita, atteggiamenti, pensieri e vive una lotta interiore che presto sarà sedata da sentimenti più forti. Ludovica ha venticinque anni, tanti sogni, molti dolori alle spalle e ha perso di  vista la vera felicità finché qualcosa cambia. La sua vita totalmente rivoluzionata la porterà a una conclusione che non aveva immaginato, ma le scelte fatte non saranno di certo un rimpianto. Ci sono delle ombre all’interno di questo romanzo. Ombre che colpiscono la morale, i rapporti, la fiducia eppure il lettore non si scopre a giudicare, a condannare, a porsi dubbi, ma s’immerge in una narrazione aperta, sincera. Si ritrova a seguire i loro pensieri, a spiarli, non per morbosità o semplice curiosità, ma perché gli stati d’animo, le emozioni, le pulsioni lo attraggono con il desiderio di saperne di più. E’ come sbirciare la felicità di due persone. Inizialmente il lettore si sente l’occhio dietro la serratura che segue la scena, poi si ritrova a guardare oltre il vetro di una macchina sbirciandone all’interno, fino a mutarsi nel vento, descritto nel libro in modo indiretto, come un silenzioso compagno di viaggio. La sensazione è simile allo sfogliare le pagine di un diario altrui, ti senti invadente però, alla fine, ti lasci portare dalle parole incise sulla carta a girare foglio su foglio. Il diario potrebbe tranquillamente essere quello di Ludovica, o forse l’animo di Riccardo. La piacevolezza di questa storia è che da parte dell’autore non c’è un giudizio o una giustificazione e durante lo scorrere delle righe si partecipa ai sentimenti, alle emozioni che investono i personaggi. Oltre i due protagonisti anche le altre figure del romanzo sono ben strutturate. Troviamo Adriano e Sofia, l’uno il sesso opposto dell’altro. Entrambi strumenti fondamentali per la coscienza, lo sfogo e il sostegno di Riccardo e Ludovica. Entrambi caratteri forti e libertini che nello stesso tempo rivelano un’anima fragile e insicura, nascosta dietro una maschera.  Leonardo, un uomo sconfitto dai dolori che cerca di sopravvivere alla successione delle sue disavventure. Carla, donna forte e determinata, spesso ignara di ciò che la circonda e Luca una valanga di parole e gioia frapposto a Cristina adolescente in conflitto familiare. In questo libro non ci si stanca di leggere, non si soprassiede pensando che sia tutto già sentito, ci si lascia trasportare. Non nego di aver versato qualche lacrima e le soluzioni sono due, o sto diventando troppo sensibile o semplicemente e molto più realisticamente il libro, “Quando tu eri qui con me”, ha toccato le corde giuste e mi ha donato molte emozioni. Il consiglio che mi sento di dare all’autore è di rivedere alcune espressioni troppo colloquiali.

Tregua nell'ambra 

di Ilaria Goffredo

                                                              

 

«Caspiterina mi lasci così», questo ho pensato, io che amo i finali alternativi, alla conclusione di “Tregua nell’ambra”. Ho iniziato questo libro nel 2013 e per vari impedimenti ho potuto finirlo solo adesso. In questo tempo di attesa i personaggi mi sono rimasti impressi nell’anima e spesso mi sono ripetuta che dovevo trovare il modo di completare la lettura del libro. La storia mi ha totalmente presa, emozionata e naturalmente mi ha fatto piangere più volte. Mi è piaciuta l’ambientazione dedicata alla seconda guerra mondiale. Il percorso storico, anche se riadattato ai fini narrativi, mi ha trascinato totalmente nelle vicissitudini di quel periodo e dei vari protagonisti. Il freddo, la fama, il dolore sono palpabili, tangibili tanto quanto i sentimenti e la bella storia d’amore che si dipana per tutto il romanzo. Grazie all’abilità descrittiva dell’autrice e ad una narrazione fluida, si vivono secondi come vite intere. Negli istanti che ho visto le righe scorrere sotto i miei occhi ho dimenticato lo spazio temporale che mi allontana da mia nonna per immedesimarmi totalmente nei suoi ricordi che amava raccontarmi. Questo romanzo mi ha permesso di ritrovarli e sentirli come se ci fosse lei a narrarmeli. Ringrazio Ilaria Goffredo per avermi concesso la lettura di questa storia emozionante, coinvolge e per avermi fatto leggere un romanzo che rimane attaccato all’anima e alla pelle con tutti i suoi personaggi. Soprattutto per avermi fatto perdere negli occhi d’ambra di un uomo innamorato.

Attendo con trepidazione la lettura del seguito...
 

 

La Sabbia del Messico

di Marta Lock

                                                   

                                                           

Marta Lock è una scrittrice che nei suoi romanzi mette in evidenza i sentimenti e i contrasti che nascono tra uomo e donna. La figura femminile, sempre protagonista, è una donna forte, autonoma e indipendente, ma nello stesso tempo è fragile, sensibile e alla perenne ricerca dell’amore. Gli uomini invece sono aitanti, belli, intriganti e quasi sempre infantili, fragili e incapaci di prendersi delle responsabilità. Questi tratti fondamentali dello scrivere di Marta Lock li ritroviamo anche nel suo ultimo lavoro dal titolo "La sabbia del Messico". Isabel profondamente segnata da un episodio da dimenticare fugge da Barcellona allo Yucatan, dove programma una lunga vacanza di due mesi per dimenticare il dolore provocato da una delusione d'amore. La donna decisa a non mettere più in gioco i suoi sentimenti cerca nella civiltà Maya, che da sempre l'affascina, il modo di trovare un equilibrio personale lontano dall’amore. La vacanza però si rivelerà ben diversa dai suoi progetti e un nuovo contendente, Ramon, tenterà di conquistare il suo cuore ferito. I tentativi della donna di non farsi coinvolgere, ancora vittima del dolore causato dalla precedente storia, scemano poco alla volta di fronte all’insistenza dell’animatore/ballerino. L'uomo tenterà in ogni modo di scalfire la corazza di diffidenza che Isabel si è costruita addosso per non ricommettere lo stesso errore: innamorarsi. Le vicende si sviluppano tra alti e bassi in un rapporto ancora inesistente dove Isabel sarà perennemente in conflitto e Ramon totalmente disponibile, almeno in apparenza. Solo quando Isabel tenterà di lasciarsi andare, il lettore scoprirà tutti i risolvi di questo strano intreccio amoroso tra un ragazzo messicano e una vacanziera spagnola. La trama si infittirà quando Isabel accetterà di lasciare il suo albergo per soggiornare a Merida. In questa cittadina conoscerà per me il personaggio meglio riuscito del romanzo: Lupe, l’amorevole mamma di Ramon. La donna descritta con sentimento rappresenterà la fisicità tipica del luogo, ma soprattutto sarà il grande cuore della storia. Lupe sempre pronta a confortare è anche colei che sa consigliare e guidare le persone a cui vuole bene. All'opposto di Isabel lei metterà in gioco le sue emozioni senza alcuna remora. Anche in questa storia d'amore l'autrice non tralascia la sua abituale descrittività dei luoghi narrati. Il lettore viaggerà con l'immaginario nei paesi visitati da Isabel e conoscerà gli usi, i costumi, ma soprattutto il cibo messicano. Nonostante il romanzo parli di un ragazzo pronto a tutto per colei che ama e di una donna dal cuore ferito e deluso, la storia in realtà è totalmente dedicata al viaggio che compie Isabel alla ricerca di se stessa. Di fatti la narrazione ha come vero fulcro il dolore della protagonista in fuga. Il lettore si legherà sempre più alle disavventure e alle avventure di una Isabel apparentemente forte e tremendamente fragile che prenderà consapevolezza della propria sofferenza e scoprirà che non potrà fuggire dal dolore, ma che dovrà affrontarlo. Al dunque questo romanzo è l'analisi interiore di una donna che in un viaggio di vacanza si scontrerà con i suoi sentimenti, con quelli di un uomo che si legherà a lei  e con il suo animo alla ricerca di un'individualità perduta. 

"Trecento secondi" 

di Patrizia Fortunati

                                                                 
 

“Trecento secondi” è un libro coraggioso. E’ una storia fuori dei temi abituali che spesso sono trattati. Patrizia Fortunati concentra la sua attenzione su una realtà complessa dagli sviluppi forti e profondi. Affronta il difficile tema della violenza e dei soprusi sugli uomini, più precisamente sui padri. L'autrice racchiude in questo libro i ricordi strappati alla vita di Paolo che viene allontano dai suoi figli con delle accuse infamanti. L'uomo è la vittima di un "disegno criminale" perpetrato a suo danno dalla donna che ama: Francesca, sua moglie.

In pagine ricche di sentimenti, con una narrazione non cronologica, troviamo il diario del protagonista che si racconta al lettore esternando tutto il suo dolore, lo sconforto, la delusione, ma soprattutto l'apatia e l'incapacità di rapportarsi con un problema così grande da togliere il respiro e la voglia di vivere. La tragicità di questa storia, ispirata a tanta realtà, è  che il protagonista oltre a combattere contro sua moglie, i suoi suoceri, la giustizia, il parere comune, il dolore dei propri genitori e lo sguardo distrutto dei figli, dovrà principalmente lottare con il suo senso di sconfitta che lo annienterà allontanandolo dalla sua stessa esistenza.

"Per uscire dal tuo inferno, devi attraversarlo: vai sempre avanti, Paolo. Rialzati ad ogni caduta. Rialzati e, ogni volta, riprendi il tuo viaggio". Lo incoraggia l'autrice tra le righe, sfruttando le parole di alcuni personaggi che lo circondano e Paolo lo fa. Lui si rialza, anche quando è sconfitto, anche se non gli è stato risparmiato nulla. Il  dolore lo percorre nella sua interezza fino al punto di credere di non avere più la forza di andare avanti. Si lascia travolgere dal senso di annientamento, poi qualcosa cambia, Paolo riesce a vedere oltre, durante la fuga, durante la disperazione, ritrova la forza della vita che lo aiuta ad emergere dallo sconforto.

La rabbia, l'abbandono, la voglia di morire sono fronteggiati dalla montagna, dagli alberi, da un paese di vecchi e dallo sguardo di due persone buone, ricche di silenzi e di presenza morale, che riesce a riscattare Paolo, a dargli la forza di lottare anche quando ormai sembra tutto inutile.

L’autrice racconta il susseguirsi degli eventi con lo sguardo vigile di una vicina che fa sentire la sua presenza scostando le tende o accendendo la luce. Si muove in punta di piedi in una narrazione personale e intima dove Paolo si racconta e racconta al lettore le sue disavventure.

La prima parte di questo libro, nonostante la narrazione diretta, mi dà la  sensazione di una “distanza emotiva” da parte di Patrizia, come se la storia fosse raccontata con lo sguardo attento e analitico di una giornalista. E’ come se lo stesso Paolo sentisse la necessità di vedersi attraverso gli occhi di qualcun altro, perché tramite i suoi è inaccertabile quello che gli sta accadendo e l'autrice lo esaudisce portando il lettore nella drammaticità degli eventi con la giusta partecipazione.

Nella seconda parte invece, quando inizia il viaggio, l'autrice si abbandona all’emotività che travolge Paolo e si esprime appieno nell'incontro con due anziani coniugi: Candida ed Ennio. Due persone che non hanno bisogno di parole per comunicare e capiscono il dolore altrui perché ne serbano altrettanto in fondo al cuore. Due anime pure che toccano e scalfiscono il male del protagonista, con lentezza, con il tempo, lasciandolo libero di vivere il dolore.

Nella fitta storia che travolge Paolo, l'autrice tesse  rapporti, altri legami e nel raccontarci di Chiara, dei figli che affrontano il padre, di un albero che raccoglie le lacrime di un uomo solo e in guerra con Dio, libera l'anima e arriva al lettore come un vento carico d’emozioni. E' un "romanzo" diverso, sicuramente non una lettura leggera, ma è un libro per tutti e invita chi scorre le sue pagine a riflettere sul male che si fa a causa dell'infelicità che ci trasciniamo dietro. Soprattutto è uno sguardo aperto su un lembo del mondo che spesso ignoriamo e anche per questo vi consiglio di leggerlo.

"La Mongolfiera - Il Monte Tambura e il Tappeto Volante"

di Fernanda Raineri

edito tramite Youcanprint

recensione a cura di Cristina Rotoloni

 
                                                                                         
                                                              
Recensire un’opera non è cosa facile. Spesso il proprio parere implica una soggettività che ci porta ad apprezzare o no il genere trattato nel libro, certamente il metodo di scrittura e la storia  influiscono molto, ma tendenzialmente si cerca di essere oggettivi in ciò che si scrive per restare coerenti e onesti con l’autore ed il lettore. Una premessa doverosa motivata dall’incertezza su il racconto che vado a recensire.  Anticipando che sono un’appassionata di storie per ragazzi  e che ho accettato con piacere la lettura che mi ha proposto Fernanda Rainieri, ho da subito associato questa narrazione al film “I Gooneis”,  le assonanze assai evidenti  da cui deve essere stata tratta ispirazione mi rimanda anche a testi  come: “ventimila leghe sotto i mari”, “Viaggio al centro della terra” e come citato dalla stessa autrice “Il giro del mondo in 80 giorni”. La storia si dipana attraverso le disavventure di un gruppo di giovani che decidono di fare una gita in mongolfiera, a seguito di un incidente i ragazzi, precipitati nelle alpi Apuane, dovranno ritrovare la strada di casa  tra montagne, sentieri, boschi e grotte. Nel racconto prevale il desiderio di scoperta e di avventura dei protagonisti che si immergono nell’esplorazione di un mondo sotterraneo. La storia in sé e per sé mi è piaciuta e il testo l’ho trovato adatto ad un pubblico giovane. Sicuramente molti ragazzi si immedesimeranno nel desiderio di libertà e indipendenza dei giovani  protagonisti svincolati da genitori che fanno solo da contorno alla storia. L’opera si legge rapidamente e forse un po’ troppo perché scivola molto in fretta lasciando una sensazione di incompletezza, come se andasse sviluppata ulteriormente. Alcune descrizioni non sono corrispondenti nella sequenza temporale e ci sono delle incongruenze su elementi che appaiono e scompaiono nel racconto. Direi che se leggessi l’opera per la prima volta senza conoscerne l’autore la riterrei una storia scritta da  un’adolescente, con buone premesse che deve maturare molto il suo modo di scrivere. Mi sento di consigliare all’autrice una revisione della narrazione rendendola più ricca e caratterizzando meglio alcuni aspetti, le direi di soffermarsi sulle emozioni dei personaggi rendendoli meno generici. Ho apprezzato molto il desiderio dell’autrice di collegare la storia ad un’ambientazione reale come quella delle Alpi Apuane dando visibilità ai bei luoghi della nostra terra. In conclusione posso dire che è una di quelle letture da fare quando non ci si vuol impegnare troppo e credo che questo racconto possa piacere ai ragazzi e  con qualche modifica, forse, anche agli adulti.

"Pensieri per l'Arte” di Marta Lock

Editore: Monetti Ragusa Editori

recensione a cura di Cristina Rotoloni

                                 

 

Non tutti hanno la capacità di esprimere in forma sintetica un pensiero morale, non tutti sono in grado di condensare le parole dandogli un valore universale. Marta Lock è una scrittrice che riesce a comprimere le proprie osservazioni, i propri pensieri, in quelle frasi essenziali che si mutano in massime di vita. I suoi Aforismi pubblicati nella raccolta “Pensieri per l'Arte” sono un richiamo all'individualità e al coraggio di riconoscesi e amarsi. Un percorso già presente nei Romanzi dell'autrice che acquista maggior spessore in quest'ultima pubblicazione perché Marta, assimilando ancora di più il discernimento dell'animo umano e facendolo suo, crea un crescendo di questa ricerca con una maggior consapevolezza. Una percezione della propria coscienza quasi tangibile. Infatti, l'autrice sottolinea la necessità di non abbandonarsi al dolore e all'esteriorità della vita, ma di cedere al proprio Io e mostrarsi al mondo nella nostra nudità interiore. Il cammino del volersi bene nasce, secondo l'autrice, dal saper guardare l'esistenza con gli occhi del cuore, con quelli dell'anima e di svestirsi dalle influenze sociali con coraggio, rispettandosi, poiché nessuno, oltre noi, può trovare il modo di essere se stesso e di amarsi. Non nega la nostra fragilità, ma la esalta rivelandola come la vera forza imbrigliata dalle maschere del vivere quotidiano. Sfiora il concetto pirandelliano del relativismo, dove l'uomo non è Uno e la realtà non è Oggettiva. Ci si confronta con l'immagine distorta che gli altri hanno di noi, come in “Uno, nessuno e centomila”, per poi cercare la consapevolezza di sé tramite il tentativo di riconoscersi in quegli specchi che continuano a mostrare le nostre maschere sociali. Sono aforismi di fiducia, di speranza nella capacità dell'uomo di sapersi fermare, riscoprire e donare. Soprattutto sono un chiaro invito a cogliere l'attimo e a vivere le emozioni con tutte le infinite sfumature di colori che la vita ci offre. Questa sua visione dona al lettore, oltre ai suoi 150 aforismi, l'espressione artistica di altrettanti quadri. Marta Lock, infatti, accompagna le sue riflessioni con opere pittoriche di artisti contemporanei, dando vita ad una vera comunione di talenti dove il tema del vivere e l'essenza dell'esistenza si mescolano abilmente tra frasi e colori. Un connubio che non viene limitato dall'autrice alla raccolta “Pensieri per l'Arte”, ma apre un'interessante vetrina ai pittori che hanno collaborato riportandone i recapiti alla fine del libro e permettendo un contatto diretto tra loro e i suoi lettori. L'Arte si unisce così alla scrittura e va oltre le pagine del libro. D'altronde la stessa autrice dichiara nell'introduzione: “Nella mia ferma convinzione che sarà l'Arte, in tutte le sue forme espressive, a rendere il mondo un posto migliore, vi auguro di emozionarvi tra le immagini e le parole di questo libro”. Un augurio che io stessa mi sento di rivolgere a tutti voi.

La Magia delle Parole e Tanta Belleza di Andrea Cataldi.

Edizioni Grafica Anselmi

e

LIR Edizioni

 

                                                  

 

Voglio ringraziare Andrea Cataldi per avermi donato le sue due raccolte di poesie dal titolo “La Magia delle Parole” e “Tanta Bellezza”. Ho trovato il suo modo di scrivere: denso, corposo, pregnante. I suoi versi scorrono sulle pagine in modo ben delineato e raccontano un mondo fatto di materia e di emozioni. Ci parlano della vita quotidiana e della sua fatalità, uno scorrere naturale degli eventi che se pur feriscono non uccidono l’essenza. E’ uno scrittore consapevole. Un uomo che non nega le problematiche della vita, ma che le esalta attraverso le sue parole dandogli il giusto ruolo e il vero valore.  Ci suggerisce una realtà che perde la sua cupa immagine davanti ad un taglio di sole, ad una foglia in pieno autunno o allo sbocciare dei fiori. Ne ricorda la magia attraverso il canto di una mamma, i panni stesi, l’armonia della luna e dell’amore. Legge nella materia circostante l’evolversi dell’universo e la rinascita continua dell’essere umano e della natura. Il cuore di Andrea mostra attraverso i suoi versi una fede forte e sicura di una nuova vita che continua scorrere in ogni cosa. E’ una perenne primavera che risorge dalle sue ceneri. Le sue declamazioni dedicano una particolare attenzione alle terre di Amalfi e di Angri, esse sono la corona del poeta, il suo lampo di gioia nei confronti della vita.

 

Come Vento Tra i Salici di Antonio Di Blasio

Irda Edizioni

  
                                                                

 

Ci sono persone che nascono con un talento e Antonio Di Blasio è nato poetaNonostante la sua giovane età scrive con la profondità e la consapevolezza che solo la vita e le esperienze insegnano. Ho trovato in lui l’interiorità del Pascoli, libero, però, dalla gabbia del dolore e ricco di un’individualità positività, piena della freschezza giovanile che guarda con fiducia verso il futuro. Anche quando i suoi versi sono velati di tristezza li propone con la sicurezza di una spiritualità che si può toccare con mano e che ridona fiducia. Le sue parole offrono spunti per una rinascita personale e non solo. Antonio non è mai banale o scontato. Dietro ogni parola c’è una melodia particolare, c’è un rimando ad altro a qualcosa di superiore. I suoi versi permettono di immaginare un mondo diverso. Sono un richiamo alla vita e alla scoperta dei valori veri. Quelli semplici che spesso, pur avendoli davanti, non li notiamo perché troppo presi da noi stessi.  La bella copertina del libro “Come vento tra i salici” è solo il preludio di cosa contengono le pagine della raccolta. Ogni poesia è un cammeo, una perla, un attimo di riflessione, un’infinita gamma di colori e sfumature. Devo dire che tuttora fatico a credere che sia stato un così giovane animo sensibile a scrivere le parole che mi hanno totalmente coinvolta, emozionandomi. E’ un crescendo di qualità. Sono quindi felice di aver letto il primo lavoro editoriale di Antonio pubblicata a soli diciotto anni. Sono sicura che questo sia il primo di tanti altri traguardi di successo. Vi consiglio di non perderlo di vista.

 

Il Castello di San Michele di Laura Caputo

Leucotea Edizioni

 

Ringrazio Laura Caputo per avermi generosamente regalato la versione in e-book del suo libro Il Castello di San Michele. Opera che, dopo averla letta, ho acquistato in cartaceo perché non poteva mancare nella mia libreria. Sono rimasta totalmente coinvolta da questo libro. Lo sono stata al punto tale da sentire il bisogno di aprire la finestra per far uscire quell’invasione letteraria che mia aveva letteralmente trasportata a Settimiano e dintorni. Il frastuono dell’opera di Laura è impresso nella mia mente dopo giorni dalla sua lettura. In questo libro non succede nulla, ma nello stesso tempo succede di tutto. In esso tutti sanno tutto e nessuno sa niente. E’ un enorme chiacchiericcio, con tanti monologhi e ogni volta che credi di aver capito la verità, hai una nuova versione. La conclusione finale è che non c’è una verità assoluta, ma solo diversi punti di vista. Una splendida elaborazione di questo concetto viene fatta dalla metafora usata dal personaggio Zio Mario. Lui dichiara che la verità è una moneta. Se ognuno si ostina a guardare solo un lato della sua faccia dice sì la verità, ma solo la sua perché non può vederne l’interezza. In breve nessuno sta mentendo e nessuno è totalmente sincero, come i protagonisti di questo libro. Alla fine della lettura, dopo aver divorato le pagine, mi sono sentita come la protagonista, totalmente frastornata dal nugolo di parole che mi hanno confusa ed illuminata nello stesso tempo. Il mal di testa era presente come se le avessi udite nelle mie orecchie. Ero stanca come se avessi tentato di fuggire da qualcosa e al contempo soddisfatta. E’ un libro che ti travolge totalmente. Non è mai brutale, violento, cruento e pure senti in ogni pagina la mano invisibile del pericolo, la sensazione che devi guardarti le spalle. La certezza che non ci si può fidare di nessuno. Siamo a Settimiano, Napoli, la camorra vi fa da padrona, il puzzo dei cassonetti guasti impregna l’aria in modo indelebile e una giornalista decide di raccontare obbiettivamente la storia di un boss. La sicurezza della donna è la sua imparzialità e la sua onestà professionale, il suo non essere ricattabile in una terra di compromessi, favori e pegni da pagare. La sua forza nasce dalla consapevolezza di essere riuscita a creare un fitto rapporto di corrispondenza con il boss in carcere. Uomo assente fisicamente, ma presente come un fantasma, un eroe, un mostro nella sua terra che domina indisturbato da dietro le sbarre. L’omertà, in questa storia, fa da padrona. Il pentimento schifato come la lebbra, le ingiustizie o i torti riparati a colpi di pistola. La moglie del boss e i suoi parenti più cari lo venerano, mentre i suoi nemici lo temono. La giornalista cercherà in questo marasma di emozioni di restare fuori da ogni coinvolgimento, ma si accorgerà presto che il fiume di parole diventa un muro insormontabile di obblighi da assolvere indipendentemente il proprio volere. Capirà che non è facile restare fermi sulla propria zolla di terra quando un fiume in piena, con calma e decisione, toglie lembo dopo lembo la sua ancora di salvezza. Lo capirà quando scopre che la cortese gentilezza è una velata imposizione. Nel barcamenarsi della quotidiana, caotica Napoli, la protagonista svestirà il boss dalle immagini eroiche e mostruose che lo rappresentano per mostrarlo per quello che è: un uomo. Lo pulirà dal mito idilliaco o distruttivo per affrontare la verità celata sotto l’alone dell’omertà, così da mostrare entrambi i lati della moneta. Un percorso che rivelerà tante altre piccole verità, mostrerà un meccanismo ricco di ingranaggi e dietro il boss si manifesteranno i volti di coloro che tramano nell’ombra. La conclusione apre tante altre possibilità. Volendo la fine di questo libro può essere l’inizio per una prossima opera. 

Il Venditore di Bibbie di F.D. Lamb      

           ilmiolibro.it                   

 

 

                                                               

   “Il venditore di Bibbie” è il primo libro che mi lascia spiazzata perché non so dire se mi è piaciuto oppure no.
     E’ sicuramente un libro che si interpreta soggettivamente e che colpisce sin dalle prime pagine. L’autore sa scrivere. Ha delineato delle immagini nitide. Ha fotocopiato in modo concreto una realtà disarmante.
     Leggendolo è facile immedesimarsi nella tematica odierna della crisi e della mancanza del lavoro.
     Il testo, a tratti brutale, rivela una dissacrante realtà. Mostra le difficoltà delle persone in una società dai noi stessi creata dove si rimane al margine. Come un cane che si morde la coda i protagonisti di questa storia sono rivoluzionari e autodistruttivi.  A tratti sembrano seguire la piena degli eventi senza capacità decisionale. Sono descritti come ladri/eroi della società che diventano sue vittime e poi colpevoli. Non si comprende bene se l’autore li voglia santificare, martirizzare o condannare, ma d’altronde raccontando la realtà del nostro tempo è difficile definire l’individuo in uno schema ben preciso.
     Ho apprezzato in modo profondo il personaggio Princiotta. La descrizione è calzante all’uomo anziano che attende la sua fine inventandosi qualcosa da fare nel tempo che passa lento, ma con la saggezza di chi ne ha visto già passare troppo. L’autore sembra molto legato a quest’uomo, gli è affine come se ne avesse conosciuto la realtà. Lo dona totalmente al lettore ed usa lo stesso tratto descrittivo ed incisivo nella signora Belluzzi. Indelebile e ben raffigurante è il passaggio che definisce la solitudine del vecchio con le parole: “Una macchia di sugo quasi nero era colata lungo il vetro del forno, come lava.”
         Sono invece totalmente in disaccordo su alcuni tratti di Rebecca la coprotagonista di questo romanzo. Spesso non viene descritta con una visione reale del mondo femminile. Ci sono dei passaggi in cui viene totalmente interpretata con una proiezione assolutamente maschilista e a tratti descritta sotto l’ottica di un uomo frustrato nei confronti dell’altro sesso.
           La fine di questo libro è una totale incognita.
Lascio quindi al lettore una personale e propria interpretazione di un romanzo che mi ha lasciata sospesa tra il trovarlo bello nella sua dissacrante verità, disarmata nella conclusione e in disaccordo su alcuni passaggi.
 

 

Recensione al libro di Margherita Musella 

"Non Dimenticare di Essere Felice"

edito da Kimerik

                                                          
Conoscere Margherita Musella online e leggerla in un libro è la stessa cosa. E’ una donna vera, come i suoi testi. Nel romanzo affronta un argomento importante, come da titolo, lei ci invita a “non dimenticare di essere felice”. Ci parla di donne che affrontano il quotidiano con caparbietà, riponendo una fiducia cieca in quel miracolo della vita che dà la forza di risollevarsi quando si è disperati. Le storie di ognuna delle protagoniste sono forti, difficili, complicate anche nella loro normalità del vivere comune e Margherita ce le dona con una delicatezza ed un tatto tale che ci si sente vicine alle protagoniste, ma mai sconvolte emotivamente al punto di stare male. Porta il lettore nelle varie vicissitudini offrendo sempre un punto di vista positivo che mira a trovare una soluzione senza abbandonarsi allo sconforto. E’ un libro che da una marcia in più alla vita di tutti, spinge a vivere, a reagire a non arrendersi alle avversità. Non è solo un libro di donne, ma anche di uomini, ragazzi, animali.  Teneramente mi ha colpita il suocero di Perla. Mi ha amareggiata il marito di Aurora, ma profondamente ed intensamente mi ha coinvolto il giovane Carlo con le sue difficoltà adolescenziale sconvolte dal bullismo. E’ un libro da leggere, da vivere con la serenità e la pace con cui ce lo propone l’autrice, nonostante i drammi del vivere quotidiano.

Recensione al romanzo "Alina" di Giovanni Garufi Bozza 

a cura di Cristina Rotoloni

editore Drawup

                                             
                                                            

 

Quanto dolore possiamo provare? Quando viene schiacciata la nostra dignità? In che momento viene uccisa la nostra anima? Tutti interrogativi che ci pone il nuovo romanzo di Giovanni Garufi Bozza. La domanda però più diretta è: quando abbiamo smesso di vedere? Il dolore, la distruzione, il dominio, la schiavitù, la morte, la droga, la violenza, la prostituzione. Tutti elementi che fanno parte della nostra vita, che sono dietro l’angolo o semplicemente nella strada di fronte e che abbiamo scelto di non vedere. Restiamo assenti ai gridi anonimi delle vittime. Siamo distratti dalle luci false nei loro occhi e non notiamo il dolore che le attanaglia. Le donne raccontate in questo libro non hanno via di scampo e la colpa maggiore non è dei sequestratori, ma di noi tutti, della gente comune, degli amici, dei parenti, delle istituzioni. Una chiara e aperta denuncia raccontata con sapienza in un romanzo che riesce a vincolare il lettore ad ogni singola riga, ad ogni parola, perché non deve perdere nulla della sofferenza che queste persone sono costrette a subire. A tratti crudo, nudo, dolente, rivela la superficialità e la cattiveria dell’essere umano. Rivela i mostri nascosti nei tranquilli volti della gente comune. Del vecchio che ti sorride da una panchina, del ragazzo che ti serve dietro il banco, del dottore che ti cura ogni giorno, dell’uomo d’affari ligio e serio nel suo abito elegante che come tutti loro, allo spegnersi delle luci, cambia volto e va a cercare soddisfazione in un corpo oggetto, senza pensare che la donna che sta comprando potrebbe essere la mamma, la sorella, la figlia, la moglie lasciate a casa. Soprattutto senza pensare che lei molto probabilmente non ha scelto di vendere il suo corpo. Si parla di dignità in questo libro. Si parla di libertà. Si parla di individualità. Non ci saranno limiti ai modi in cui le protagoniste saranno costrette a prostituirsi, non ci sarà limite alle barbarie che dovranno subire e l’autore riesce a raccontarle con una scrittura così diretta e semplice che non si può non complimentarsi con la sua bravura. Ogni lettrice diventa Alina e quando sente che sta per lasciarsi andare, per cedere, le viene spontaneo urlarle di svegliarsi, di reagire, come se dalle pagine potesse sentirla, come se fosse facile risolvere una situazione così tremenda. E’ un passaggio continuo di alti e bassi, di emozioni contrastanti. E’una lotta con la propria emotività e la propria curiosità. Una storia avvincente, ricca di colpi di scena. Una narrazione che porta sprazzi di respiro e folli illusioni ed arrivano una dopo l’altra. Si amano, si odiano i personaggi, si vive con loro ogni istante. Sicuramente l’autore ha ottenuto una parte del suo scopo perché si lotta con Alina. Ammiro profondamente il coraggio di Giovanni di trattare un tema così scabroso. Un argomento che spesso insulta le orecchie della perbenista società. Ancor di più condivido la scelta dell’autore di far parlare la protagonista in prima persona e riconosco da parte sua una buona empatia con il personaggio, poiché, è spesso così verosimile, da far dimenticare che la storia è stata scritta da un uomo. E’ un libro maturo che mostra un grande salto di qualità da parte di un già bravo Giovanni Garufi Bozza. Alina è sicuramente in vetta alle mie classifiche di gradimento tra i libri letti in questo periodo. Mi sento onestamente e con tutto il cuore di consigliarvi questo incredibile romanzo, perché questo è un libro che va letto. Non ve ne pentirete e qui mi permetto di citare l’autore e De Andrè, perché: “dai diamanti non nasce niente – dal letame nascono i fior”. La storia di una prostituta vi aprirà gli occhi e vi legherà al viaggio di una Donna che non smetterà mai di ricordarsi di essere tale. I miei più vivi complimenti a Giovanni Garufi Bozza per aver creato un libro che parla al lettore e che farà parlare di sé già dal titolo.

Recensione

"La Sfera" di Emanuela Arlotta

a cura di Cristina Roroloni

                                   

 

“La Sfera” è un libro da leggere davanti al tepore di un camino, mentre fuori nevica. E’ uno di quei libri che, come una buona cioccolata calda in pieno inverno, riempie il cuore e soddisfa l’anima. Tutti prima o poi sentiamo il bisogno di riscoprire il valore delle cose e di tenerle strette a noi. Proviamo il desiderio di vivere emozioni intense e commoventi che ci trasportino, coinvolgendoci, senza però ingabbiare l’anima e questo libro con la sua sensibilità vi riesce a pieno. E’ una ventata di purezza per lo spirito e coinvolge così profondamente il lettore, sin dalle prime pagine, da indurlo a finire il testo tutto di un fiato. La Sfera è un breve racconto che custodisce nelle sue poche pagine, una bella storia d’amore ed elementi importanti sulla dignità umana e sul rispetto dell’individuo. L’autrice passa in modo scorrevole ed avvincente dal bisogno della verità, al tradimento, all’anoressia e alla pedofilia, all’amore, allo spirituale e ai sogni. Sfiora argomenti seri e ben radicati tra i mali della nostra società da percuotere gli animi. Lo fa imponendovi la giusta attenzione e la giusta rilevanza senza però mostrarli nella loro efferata crudeltà, grazie all’attenzione e alla sensibilità tipica dell’autrice. Luna è una donna sensibile e bisognosa d’amore. Il suo bisogno, la porta ad essere fragile nei confronti di questo sentimento e affronta la vita con amarezza nel cuore. Poi un giorno tutto cambia perché Marco entra nella sua vuota esistenza e riesce a ridarle fiducia nei sentimenti. Tuttavia, nonostante l’apparente idillio che lega questa coppia, essa sembra destinata a finire a causa di un segreto che lui non ha il coraggio di rivelare a Luna. Non è però la classica narrazione di un tradimento, esso, è solo il punto di partenza di un racconto appassionante che rivelerà, pagina dopo pagina, tutt’altra e meravigliosa storia. Grazie ad una Sfera e ad un misterioso Bambino inizia l’avventura di Luna che riuscirà a conquistare il lettore e a trascinarlo nel suo struggente dolore e nella sua partecipazione emotiva fino alla scoperta della verità. In un mondo sognato o forse parallelo alla realtà, l’autrice saprà incantare e raggiungere, senza alcuna difficoltà, il cuore e l’anima di chi legge. Quest’opera, lascia una sensazione di soddisfazione e d’appagamento, trasportando lo spirito del lettore in tutti gli stadi delle emozioni, non si rimane delusi ma coinvolti con tutti i propri sensi. Emanuela Arlotta è secondo me un bene prezioso nel mondo degli scrittori, donata ai lettori per suggestionarli e far vibrare le corde delle emozioni celate. In una realtà dove si sente il bisogno di sentimenti puri che contrastino l’apatia umana, lei riesce sapientemente a colpire l’animo donandogli piacere. Gli dona una sferzata di vita e con purezza lo mette a conoscenza sia del dolore, sia della grandezza umana. Riesce a far sì che il lettore s’immedesimi nella protagonista e si commuova al punto tale da piangere seguendo il racconto. Per chiunque ha voglia di calore e intense emozioni, questo è assolutamente un libro da leggere.  

Recensione al Libro di Anna di Donato dal Titolo "Che tutto può e ti Ruba il Cuore"

 

                                                            

 

 

Il libro di cui vi parlo oggi mi ha sorpreso. E’ il legame di due libri divisi e fusi insieme. Sono due storie in una che possono essere scisse, ma che camminano benissimo, tramite un legame profondo, sulle stesse pagine. Anna di Donato ci trasporta in un’avvincente storia d’amore ricca di colpi di scena e di inaspettati segreti. Passato, presente e futuro si legano a sentimenti incontrollabili e trovano respiro nella spiritualità che accompagna tutta la narrazione. Un libro che mostra come il nostro rapporto con l’ultraterreno può essere vissuto giorno per giorno e può guidare le nostre scelte. Pagine che rivelano gli intrighi e le inaspettate svolte dell’amore mosse dall’insicurezza della propria anima. In modo fresco, spensierato, con una scrittura giovanile e tramite la consapevolezza di non essere soli, l’autrice ci trasporta in una fiction che continuamente ci pone un dubbio: quale sarà la scelta di Maria?  Tutto inizia con un viaggio a Capri. Due giovani e belle ragazze seguiranno con passione una storia che tempo a dietro si è fusa con il presente e che le coinvolgerà indipendentemente dalla loro volontà. La grotta azzurra, una barca, un angelo, Dio e le vite di tante persone vi terranno con il fiato sospeso in questa romantica storia dove il confine tra cielo e terra non è poi così lontano


Recensione al libro “Luna D’Atlante” di Giuliana Borhesani

 edito da Leucotea Edizioni

I ritmi, l’atmosfera, gli spazi, la magia, tutto è perfettamente amalgamato all’interno del libro Luna D’Atlante. Si entra nella storia con i protagonisti. Si viaggia con Dahira ed il suo popolo, ci si perde con il Nero, si spera con Antis. Si lotta con il piccolo Baruc ed il suo dolore. Il lungo viaggio che ci narra l’autrice ci fa vibrare di emozioni e ci trascina inesorabilmente nel deserto con la fragile e forte figlia della luna, o nel buio delle grotte del supremo uomo del male. In questa eterna lotta tra la luce ed il buio, tra il bene ed il male, si scopre quanto sia labile il limite dell’essere umano messo a confronto con queste realtà, quanto sia facile tentarlo e difficile indurlo verso l’abisso. Si scopre anche come sia poco riconoscente e troppo fragile per sostenere l’amore e al contempo quanto crede in lui. Il testo scritto con bravura da Giuliana Borghesani ha il dono di rendere palpabile gli ambienti, gli odori, i personaggi. Di fremere con essi e le loro disavventure. E’ stata una lettura coinvolgente, piena di musicalità e magia. Il desiderio di non lasciare le pagine portava a sfogliarle in successione con frenesia. Utilizzando un termine caro all’autrice mi è venuta voglia di “accoccolarmi” davanti ad un fuco per sentir narrare le vicende della sacerdotessa e di tutti i popoli che hanno circondato la sua esistenza nel lungo e difficoltoso viaggio verso le alture di Atlas, dove  cercare rifugio per sfuggire alla morte

Recensione al Romanzo “Miami Diaries” di Marta Lock 

a cura di Cristina Rotoloni

Francesco Tozzuolo Editore

 

                             

                                                              

 

Confusi, così si possono definire i personaggi di questo romanzo. Sembrano sapere cosa vogliono e poi cercano quello che non hanno e che non vorrebbero. A South Beach, in una solare Miami, tre persone diametralmente opposte condividono un legame profondo: l’amicizia. Un’amicizia messa a dura prova dai cambi della vita che li colpisce a sorpresa facendogli perdere di vista gli obiettivi e i veri valori. Sono giovani rampolli dell’alta società che si trovano, dall’oggi al domani, in serie difficoltà economiche entrando, in modo brusco, in contatto con una realtà assai diversa da quella che conoscono. La loro precedente posizione sociale li aiuterà ad avere porte aperte in ambienti altolocati, ma non gli eviterà la sofferenza del cambiamento. Le situazioni che ne seguiranno saranno, però, solo lo sfondo di un percorso di vita che dovranno intraprendere per scoprirsi e rivelarsi al mondo oltre le maschere indossate. Non saranno, infatti, i soldi a difendere i nostri protagonisti dalle sofferenze delle delusioni, ma saranno proprio le difficoltà, che avrebbero volentieri evitato, ad aiutarli a confrontarsi con le loro mancanze e con le loro problematiche interiori. Messi al confine, banditi dalla loro abituale vita faranno i conti con le proprie capacità e prenderanno per mano il lettore portandolo dentro le loro frustrazioni, le loro ansie, ma anche nei loro momenti di gioia. L’elemento fondamentale che miscela tutto il romanzo oltre l’amicizia è l’amore e l’incapacità di rapportarsi ad esso in modo semplice e spontaneo. I protagonisti vestiranno abiti diversi dal loro animo perché non sapranno lasciarsi alle spalle le esperienze che li hanno portati ad enfatizzare o a detestare tale sentimento. La trama, degna di una bella commedia americana, tanto da vederla perfettamente interpretata su una pellicola, è ricca di cambi di scena, momenti allegri ed altri esasperanti. Anche nelle situazioni più ovvie e scontate, dove l’autrice ci mostra come sia facile cadere nella trappola delle proprie emotività, non ci si stanca di seguire i turbamenti mentali di chi li sta vivendo. Particolare è la scelta di utilizzare una figura secondaria come Sheela che darà momenti di ilarità alla storia smorzando toni a volte più accesi. I tre personaggi principali, intorno a cui ruotano tante altre figure con caratteri ben definiti e predominanti, ci colpiranno con la loro irascibilità ed irruenza, tipica della figura di Hanna, con la razionalità folle di Sam, o con il romanticismo utopico di Violet ed al contempo con i loro cambi di personalità dettati da un’emotività sotto pressione. Chi ha già letto altri romanzi di questa autrice conosce la sua capacità descrittiva e la bravura di disegnare luoghi e ambienti in modo così realistici da rendere ancora più credibile la narrazione e che hanno reso, in questo caso, il romanzo ben contestualizzato con i protagonisti. Sono rimasta piacevolmente colpita da Marta Lock dal suo nuovo lavoro che trascina l’attenzione su un uomo che non sembra in grado di decidere a chi donare il suo amore, su una donna che vuole essere un uomo e che non vuole assoggettarsi ai sentimenti e su un’altra che li cerca così disperatamente da perdersi dietro l’irrealtà dei suoi ideali. Tra risa, pianti e scenate non potete perdervi questo romanzo per scoprire se l’amore e l’amicizia vinceranno sulle fragilità di Sam, Hanna, Violet e su tutti i personaggi che ruotano intorno alla loro realtà. “Miami Diaries” vi aspetta per trasportarvi in vacanza nella solare South Beach e per divertirvi nello sfrenato mondo dei suoi protagonisti.
Recensione

"Volodeisensi" di Emanuela Arlotta

a cura di Cristina Rotoloni

Impetuosa come un tuono e delicata come la mano di una mamma sul figlio…così la poesia di Emanuela entra nell’anima. Tale e profondo è lo scrivere di quest’autrice che usare parole per raccontare i suoi versi sembra quasi di violarne la bellezza.  Vanno vissuti e sentiti con ogni poro della propria pelle. Nulla sarà all'altezza per esprimere le emozioni che donano. Scendono così dentro il nostro essere da lasciare il segno nello spirito, sul corpo e nel cuore. Non si riesce a smettere di leggere con il desiderio di sapere cosa ci donerà la prossima poesia e ogni volta è un nuovo brivido…intenso e profondo. Un nuovo sentire interiore che ti travolge senza tregua. L’animo si apre spontaneamente a tanta ricchezza e con voracità divora le pagine per saziarsi d’ogni parola. Come un bacio sulla pelle lascia vibrazioni nel nostro corpo e nell’anima, così i suoi versi s’incidono nel cuore e vi restano dentro. Dissetano l'animo La sua sensibilità arriva direttamente nel nostro essere e come una droga crea un dipendente desiderio di leggere colmandoti di sensazioni. L’autrice senza riserbo ci dona parti di sé con gran profondità e con molta umiltà. Si rivela come un’accorta osservatrice di ciò che la circonda e con impeto lo trasmette facendoti vedere con i suoi occhi e attraverso il suo mondo. E’ certo che ciò che si scrive ha valore se resta e dona emozioni… le parole di queste poesie sono indelebili.

Recensione al libro di Patrizia Fortunati "Marmellata di Prugne"

edito da Alieno Editrice

 

 

 

“Donne salvatevi da voi stesse!” Questo mi verrebbe da dire mentre leggo la vita di Lyudmila che Patrizia Fortunati ha racchiuso nelle struggenti pagine del libro “Marmellata di prugne”. L’autrice è stata brava sin da subito a rendere la storia così concreta e reale da trasportarmi nelle vicissitudini dei personaggi e da farmi immedesimare in alcuni di essi. Già alla quattordicesima pagina ho pianto. La storia si concentra su una bambina della Bielorussia che abita vicino a Chernobyl. La piccola, per un particolare e fortunato caso del destino, si trova ad abbandonare le uniche poche case dimesse che conosce per passare un periodo in Italia. Gli italiani, raccontati in questa storia, rappresentano tutte quelle persone che ancora oggi danno luce ai bimbi che non conosco il gelato, il mare, i sorrisi spontanei e gli affetti dei propri cari che sono troppo tormentati dalla loro sofferenza per vedere quella degli altri. Sono pagine schiette, sincere, ricche di un dolore e di un percorso di crescita straordinario. Di fatti, la Lyudmila che si racconta in questo libro è una donna di novant’anni che fa un percorso a ritroso per capire la sua vita, per arrivare alla morte cosciente di aver tolto tutte le macchie che le hanno tormentato l’anima per anni. “Capire è necessario per imparare a perdonarsi. "E per morire bene.”

“Tutta la mia vita era avara di sorrisi” queste le parole che usa la bravissima Patrizia per farci conoscere Lyudmila. Poi per esprimere il rapporto con i suoi italiani dice: “Mi sta regalando il suo tempo, la sua attenzione (…) Sento il bene che mi vogliono (…) E questo mi aiuta a guarire.” Parole preziose in qualunque cultura e per qualunque essere umano. Lyudmila ha e vuole il diritto di capire, di conoscere, di piangere. Lei scopre che piangere è la forza della sua sopravvivenza, la boccata di ossigeno in un mondo troppo pesante da sostenere sulle sue piccole, ma mai fragili, spalle.

E’ un libro per tutti, per chiunque non ha paura di mettere in gioco i propri sentimenti, di soffrire, arrabbiarsi, gioire con le pagine forti e intense di questo racconto. La storia ci trasporta in un’altra culturale a noi lontana. Un mondo non immaginario, ma per come lo conosco io, drammaticamente tangibile. Autentico. L’autrice scuote le coscienze, le sveglia dal torpore, le obbliga a vedere ciò che scelgono di non guardare. Questo è un libro di coraggio, d’amore, di un destino che deve essere diverso, nonostante la protagonista percorre quasi volutamente gli stessi errori delle sue compaesane. Gli stessi errori di sua madre che tanto voleva evitare. E’ un libro che parla di donne, vittime di un’esistenza grama che le porta su percorsi obbligati. Di bambini diversi, solo perché nati dalla parte del mondo sbagliato e per questo costretti a vivere un’atroce realtà, fatta di sofferenze e mancanze. Di uomini incapaci di vedere la loro vita diversa dai mostri che sono diventati, o di uomini che scelgono di non vivere come essere umani una vita che non gli aggrada. Non posso che concludere la mia recensione con le parole della novantenne che ha vissuto e ti fa vivere, con le pagine di questo libro, una vita intensa sotto tutti i punti di vista: E se anche non sono diventata la persona che sognavo di essere da ragazzina, sono una donna che è cresciuta tanto, che è caduta tante volte e altrettante si è rialzata. Ho smesso di lasciarmi vivere ed ho imparato a vivere. Per questo ora mi voglio bene."

 

 

Recensione al libro “Ritrovarsi a Parigi” di Marta Lock a cura di Cristina Rotoloni

 

Commento dell’Autrice Marta Lock alla mia recensione:

Sono commossa Cristina!!!! E' bellissima la tua recensione, hai analizzato uno a uno i punti fondamentali emersi, alcuni dei quali sono fuoriusciti da soli bypassando la mia volontà cosciente!!! Non vedo l'ora di vederla pubblicata perché cercherò di darle il massimo risalto sia sul mio sito sia su quello della casa editrice, oltre ovviamente alla pagina del romanzo e al mio profilo!!!

 

 

 

 

Un romanzo sentimentale e ricco di colpi di scena è l’ultima pubblicazione di Marta Lock. Un libro che scorre su emozioni prevalentemente femminili che farà appassionare le donne, ma non lascerà indifferenti gli uomini. E’ un mondo che si muove verso la riscoperta di se stessi, dove la comunicazione e l’analisi profonda e personale porta la protagonista a capire il percorso della sua vita. “Ritrovarsi a Parigi”, il titolo dell’opera, è la premessa non solo di un ritrovamento fisico tra diverse persone anche a volte sconosciute, ma è essenzialmente un ritrovare, o meglio scoprire, le proprie origini e di conseguenza se stessi. Si potrebbe definire un libro con i personaggi in fuga. Difatti è proprio con il bisogno di evasione che inizia la nostra storia. Lizzy fugge da Londra a Parigi per allontanarsi da un uomo senza carattere che le sta asfissiando la vita. L’uomo incapace di accettare l’abbandono da parte della donna amata sfiora lo stalking e spinge lei ad abbandonare la città. Da subito il lettore si ritrova a scorrere velocemente le pagine coinvolto dagli sbalzi di umore dei personaggi e dai vari cambi di scena. Comprende, così, che il problema reale è Lizzy e il suo essere preda del timore di legarsi ad una persona, caratteristica predominante della protagonista, nata dall’abbandono da parte del padre alla nascita, che le impedisce di vivere rapporti duraturi e normali. Lizzy è una donna apparentemente soddisfatta della sua quotidianità, incluse le sue continue fughe dalle responsabilità sentimentali. Dico apparentemente perché lei solo quando rinascerà a Parigi scoprirà l’infelicità sopita nel suo animo fino a quel momento e svelerà che la donna forte che vive del suo lavoro, in realtà è una creatura fragile che cerca l’amore in cui pensa di non credere più. In un rapporto spazio temporale in continuo movimento tra passato e presente, l’autrice utilizza la protagonista per affrontare un insieme di turbamenti e malesseri sociali. Il primo di tutti è l’abbandono, tra genitori e figli, tra uomini e donne, tra generazioni. Mostrandoci così che il desiderio di non far soffrire il prossimo e l’incapacità di confessare le proprie paure portano alla fuga più che alla risoluzione dei problemi. Il lettore si ritrova incatenato al racconto, incapace di abbandonare le pagine con il desiderio di conoscere il prossimo colpo di scena. S’immerge sempre di più negli stati emotivi dei personaggi continuando la sua esperienza interpretativa dei temi trattati. Il libro è un chiaro spunto per rapportarsi con molte delle problematiche odierne. Si parla, difatti, di razzismo, di prostituzione, del gioco d’azzardo, del rifiuto, della chiusura comunicativa, degli ospizi, della malattia, della crisi gestionale ed economia, ma anche del coraggio di cambiare il proprio presente e soprattutto della scoperta dell’amore, quello vero, quello con l’A maiuscola. Altrettanto presente e forte è il valore delle nostre origini e dei nostri anziani, vere biblioteche d’insegnamento, ma essenzialmente custodi della nostra storia. Il fulcro di tutto è Bruno, il coprotagonista, che partendo da una storia di immigrato italiano, non accettato nella Parigi della seconda guerra mondiale, dimostra le sue capacità diventando uomo di successo. Inizialmente è un classico marinaio circondato da donne, poi, davanti all’amore della sua vita, rinnega il suo passato libertino e affronta qualunque ostacolo per averlo. Nella vecchiaia il nostro marinaio si mostra in tutto il suo essere e ne emerge il nonno che tutti vorrebbero avere. L’uomo giusto che lotta contro i pregiudizi, pronto a perdonare gli errori altrui e faro della sua famiglia. Superato quindi un passato poco virtuoso lui si tramuta nell’uomo guida, l’angelo, la coscienza di questo libro. Ho come la sensazione che Marta Lock abbia l’immagine ben precisa di questo personaggio, come se le avesse realmente attraversato la vita. Un altro valore fondamentale ben espresso è quello dell’amicizia. Per amicizia si lavora gratis, si sopportano gli atteggiamenti strani, s’investono soldi, si litiga con gli altri, si protegge e sostiene chi c’è accanto. L’amicizia diventa un altro elemento imprescindibile dall’esistenza umana che riempie di energia la storia, mostrandoci un’altra grande forma d’amore. Nei continui colpi di scena, Lizzy scoprirà che non è l’unica a fuggire e sul suo cammino incontrerà Yannik che non le renderà a fatto la vita facile, ma che porterà il lettore sempre di più nella storia. In un gioco di fughe ed inseguimenti, il loro affetto faticherà ad emergere evidenziando le difficoltà che nascono dal coraggio e dalla paura di dire la verità. E’ questo quindi un libro di crescita, cambiamento e svolte. Un libro dove si scopre che bisogna anzi tutto dare, invece di pretendere di ricevere. Lo stile di scrittura, fresco e discorsivo, scivola così velocemente che si dimentica che sono più di 400 pagine. Lizzy e tutti gli altri personaggi riescono a monopolizzare l’attenzione del lettore portandolo a chiedersi se ci sarà la svolta che cambierà tutta la storia o se rimarranno legati alle proprie paure. L’atmosfera parigina, l’introspezione dei singoli individui e la scrittura brillante dell’autrice, unita alla suspense emotiva, non solo lega il lettore alla storia e ai personaggi, ma si presta benissimo per la realizzazione di un film dove, tra emozioni e problemi, s’impara a conoscersi scoprendo l’altro e ad amare prima di essere amati.

 

(Ritrovarsi a Parigi di Marta Lock edito da gruppo Albatros)

 

 

Recensione al libro "Petali di Parole" di Isabella Verduci a cura di Cristina Rotoloni

 “Petali di Parole” pubblicato da Laura Capone Editore è la raccolta di poesie di Isabella Verduci.
L’autrice emerge all’interno delle opere con la sua sensibilità e la sua positività, nonostante i dolori della vita che imprime sulla carta. Dopo una prima lettura, sono tornata nuovamente sulle poesie per soffermarmi su alcuni passi che mi hanno particolarmente colpita. In ogni opera ho trovato una frase che mi ha fatto riflettere o che mi ha emozionata. Infatti nel libro di Isabella le parole scolpiscono immagini, le quali concretizzano i versi e rimangono nella mente come: “Lucidi scogli stesi al sole ad asciugare”.
In particolar modo mi è piaciuto il “pudore” dell’autrice nell’esprimere la sua interiorità amalgamandola con la fusione del suo essere nell’ambiente circostante. 
Mi ha inoltre colpito la considerazione di Isabella in cui dichiara che: “La poesia è dappertutto, non si deve pensare di non essere capaci di goderne; ognuno può fermare un pensiero, un’emozione seguendo il proprio modo, al momento giusto”. Interiorizzando questa sua considerazione ho letto le sue poesie nel momento in cui ero aperta all’idea di poter “violare” l’intimità di una persona e leggendo i suoi versi, Isabella si è rivelata nel suo crescere e nel suo vivere. L’ha fatto con tatto e allo stesso tempo con fermezza, perché è una scrittrice delicata, sensibile, ma anche intensa.
Le sue poesie sono immagini di una vita increscendo, che si soffermano principalmente sull’amore per i figli e l’uomo che ha accanto, per poi spaziare su tutto ciò che tocca la quotidianità. La delicatezza delle tonalità pastello con cui scrive, si mescola sapientemente con l’incisività dei paragoni e delle metafore utilizzate per esprimere la sua interiorità celata, speso, attraverso fotogrammi della natura che ben conosce. ’unione imprescindibile dall’autrice con l’ambiente emerge dalle poesie ed in esse si fonde con la natura per rinasce parte integrante dell’universo, come in: “Appartengo al mare” o in “Un cucchiaio di mare”. Questa sua fusione si manifesta con versi come: “Il mio nome è rugiada” o in “Mare calmo come il ventre materno”.
L’esistenza è però fatta anche di dolore e in Isabella esce e si tramuta all’interno dei versi in: “Il respiro della pioggia piangente/trafiggerà bolle di sapone effimere e giocose” o in: “Straccio un lembo di respiro/la nebbia scende sul mio dolore e non la sento”. Possiamo anche citare: “Ci si ritrova pericolanti sulla curva del ventaglio/e siamo tutti acrobati su piccoli risvolti di seta”o in “Questo mio respiro… è tutto ciò che mi rimane”.
La vita è un passaggio e nel suo divenire l’autrice l’accetta e vi si rapporta con parole come: “Nonostante il tempo scorra via, tengo in tasca briciole di istanti felici” o in “L’addio sta mutando come pelle di serpente”. La scrittrice mostra, tramite i propri versi,  la capacità di sapere accettare ed affrontare il dolore, anche se lascia i segni del suo passaggio.
Nonostante questo, cerca e vive comunque il bisogno di riscatto e lo fa con versi come. “Avrò le mani ferite che guariranno racchiuse nelle tue” o in “Liberi di esistere in qualsiasi respiro che mi sussurra: -vivi!- …e sono sempre io in un giorno qualsiasi” oppure in  “Aspetta il tuo sole, fiera guerriera, aspetta domani”. Così Isabella rinasce a nuova vita e ci mostra il coraggio di guardare avanti nel nostro quotidiano, sapendo aspettare.
La donna che è in lei si manifesta nel suo essere madre con: “Abbraccio la tua fragile innocenza” o con “Sarete la più grande sorpresa, la speranza così tanto attesa” o anche in  “Si affaccia il viso del mio bimbo: è la finestra del mio cuore, e per lui è sempre aperta”.
Altrettanto intenso il suo rapportarsi con l’amore e scrive “Il tuo nome è domani./Da domani inizio da te” o “Niente sarà come prima di te” oppure in “Abbracciata al tuo cuore parlerò felice al mio silenzio”.
Isabella si mostra con queste parole e pur portando avanti versi come “Non è rancore, sono brandelli resistenti di dolore” trova il coraggio di vivere il quotidiano con un passo verso il futuro e lo esprime a pieno nella poesia “Il lancio” o nelle parole “La mia anima recisa che adagio, adagio guarirà. Sì, guarirà”.Non potevo non parlarvi di lei citando i suoi stessi versi e per concludere uso altre righe poiché l’autrice dice “Quasi quasi stanotte ci riprovo..” Righe dedicata al sonno e ai sogni, ma sono adatti a me per dire ad Isabella che le sue parole sono arrivate al lettore, il quale spera che domani non solo ci riproverà, ma che continuerà a donare i suoi “Petali di parole”.  

 

Recensione "Gocciolillo e il Mare"

di Patrizia Pugliese

edito da Leucotea Edizioni

a cura di Cristina Rotoloni

 

Patrizia Pugliese ci racconta in queste piacevoli pagine la capacità di sognare, di credere in se stessi, il desiderio di scoprire il mondo e l’affetto verso gli altri. Come una buona favola c’immerge in un mondo di fantasia, ma ci lascia anche quel messaggio educativo che influisce nella crescita dei più piccoli e pone un punto di riflessione per i più grandi. O meglio, questo libro contiene un insieme di messaggi positivi che confluiscono e rappresentano l’unico vero grande messaggio: l’Amore. Sicuramente è una favola da raccontare. Una di quelle che si tramandano dai genitori ai figli. Immagino questa storia letta in una libreria colma di bambini desiderosi di ascoltarla, per poi desiderare di volerla sentire ancora e ancora prima di addormentarsi. La copertina è invitante. Lo sguardo è attratto dai disegni e dai colori che anticipano l‘ambientazione dell’opera, dove l’autrice, con un testo brillante, trasporta sin da subito il lettore. E’ una favola che si legge velocemente, si scorre con la curiosità di sapere come riuscirà il protagonista ad essere diverso da ciò che è, per poi tornare se stesso con un baglio culturale in più. L’immaginario del lettore è stuzzicato nel modo giusto, grazie alle descrizioni dei personaggi e degli ambienti che evocano le scene, ma non precludono la fantasia. Bella è la descrizione che invita ad amare senza pregiudizi e razzismo, apre un mondo ai più piccoli e invita i grandi a riflettere. Lo consiglio caldamente a tutte le mamme e le educatrici che vogliono far sognare i bambini e che vogliono mostrargli che non solo è possibile un mondo migliore, ma che ogni goccia è importante perché, insieme alle altre, forma il mare.

 

Dal mio punto di vista ritengo superflua la pagina d’introduzione. Nonostante l’impegno dell’autrice nel voler portare il lettore ad immedesimarsi in una persona che racconta la storia, offrendogli un ipotetico narratore, non raggiunge il suo obbiettivo perché conclude la favola senza collegarsi alla traccia iniziale. Essa diventa così una pagina fine a se stessa, senza aggiungere o modificare in nessun modo il valore dell’opera. Trovo invece ottima l’idea di terminare il racconto con i fogli bianchi dove i bambini potranno creare il loro Gocciolillo con tutti i suoi amici.

 

Recensione al libro “l'innocenza ricercata” di Stefano Galazzo

 a cura di Cristina Rotoloni

 

                                                            

 

“L'innocenza Ricercata”, il libro edito da Medea, è un’attenta analisi sulle canzoni di De André realizzata come tema di tesi dall’autore Stefano Galazzo. Ho letto altre tesi successivamente pubblicate che mi hanno attratta sotto l’aspetto culturale, ma non mi hanno poi realmente coinvolta. Diversamente è andata con questo libro che ha invece colpito la mia attenzione perché è stato un piacevole viaggio nel mondo di De Andrè ed ho avuto modo di scoprire il cantautore genovese sotto un’altra prospettiva. Nel leggere il libro mi sono ritrovata ad associare De Andrè ad un pittore tanto discusso quanto Caravaggio. E’ stato un paragone istintivo basato sul fatto che l’artista cinquecentesco ha inserito nelle sue opere i volti e le immagini di gente trovata per strada, emarginata e conosciuta nei bassifondi di Roma, così come De Andrè, in un’altra epoca e con un’altra forma d’arte, ha raccontato le immagini del mondo umile e rifiutato dei ghetti genovesi. Probabilmente è un’associazione del tutto soggettiva, ma tramite le parole di Stefano Galazzo ho avuto il piacere di scoprire che De Andrè mostra, come Caravaggio, l’uomo nella sua più naturale autenticità, spogliato dalle maschere e dalle etichette. Mostra l’individuo e le sue capacità apparentemente più nascoste, ma infinitamente più umane. Uomini comuni che non guardano il galateo, ma vivo di sentimenti e di purezza. Uomini che si espongono nella loro fragilità, innocenza e nella loro forza. Caratteristiche che contrastano, nelle canzoni del cantautore genovese, con le nefandezze del potere e del dominio. Un altro collegamento tra i due personaggi l’ho visto nel fatto che Caravaggio dipinge le cortigiane e le donne di strada come protagoniste nei suoi quadri. De Andrè, ci spiega l’autore del libro, canta storie di prostitute che compaiono sia come personaggi importanti sia come rappresentanza della sessualità sia come elementi in equilibrio tra il bene e il male, ma ancor più e spesso come figure alla ricerca della libertà, lontane dalle convenzioni sociali. Galazzo ci racconta la novità dei testi con cui il musicista mostra l’inquietudine dell’anima e la sofferenza dello spirito. De Andrè, infatti, è anche colui che canta dei bambini, della loro innocenza frantumata e calpestata dalla bramosia del dominio degli uomini. E’colui che ci sottolinea la mostruosità dei conflitti parlandoci dei soldati, vittime dell’aberrazione della guerra che, se pur mostrata come devozione alla patria, si rivela come servilismo e morte inutile per il piacere di pochi. Un’altra particolarità, evidenziataci dall’autore del libro al quale dedica molte pagine, è che De Andrè si sofferma molto sull’immagine di Maria bambina, donna e madre soprattutto sotto il punto di vista umano. Stessa cosa fa con suo figlio Gesù, rendendoli entrambi terreni, concreti e facendone risaltare il loro essere individui, con un proprio punto di vista, con la loro sensibilità, con la loro solitudine davanti ad un mondo corrotto. La solitudine, appena citata, è un altro elemento importante evidenziato da Stefano nei testi di De Andrè. Essa che è un elemento pregnante di tutta l’opera del cantautore genovese viene vista sia come abbandono dell’individuo sia come emarginazione, ma anche come amica, come luogo di rifugio dove salvare l’anima e la propria purezza. La solitudine, nelle canzoni del cantautore, può essere una ricerca della propria libertà, un grido dedicato al riscatto delle anime semplici e pulite. “L’innocenza ricercata” è un libro che mi ha fatto conoscere ancor più l’artista, l’autore, l’uomo Fabrizio De Andrè.  Dalle parole di Galazzo ne emerge un cantautore abietto alle etichette sociali ed attento osservatore. Non un eroe, ma un semplice uomo che scruta la vita e preferisce, invece di giudicare senza sapere, conoscere e ragionare sugli eventi. Riflettere e pensare con la propria testa più tosto che farsi influenzare dall’opinione comune. Probabilmente, se ci penso, nella nostra società questo è eroismo e coraggio. De Andrè in queste pagine è individuo alla ricerca (come da titolo) di “un’innocenza” e di una purezza d’animo che va trovata oltre l’apparenza, la superficialità, l’agiatezza economica e del potere. Posso quindi confermare che il libro di Stefano Galazzo è stato per me un piacevole percorso che mi ha mostrato in modo più approfondito il comunicatore De Andrè. L’uomo che, tramite le sue canzoni, non ha permesso alla società di omologarlo. Ringrazio Stefano per avermi dato questa opportunità ed invito tutti voi a leggerlo per scoprire Fabrizio De Andrè, per saperne di più su questo grande cantautore genovese e per soffermarsi a riflettere sul contenuto delle sue canzoni.

 

Recensione

"Emma, Emma" di Maiangela Gigli

a cura di Cristina Rotoloni

"Emma, Emma" verrebbe istintivo esclamare durante la lettura nei confronti della protagonista biasimandola con affetto. Mariangela Gigli non poteva trovare titolo più adatto per rappresentare la ragazza descritta nella storia. Emma Giulia ha ormai ben 25 anni e nonostante questo sembra l'esplosione di vitalità ed incomprensioni di una giovane adolescente in piena crisi. Scorrendo le sue disavventure non si può non provare una profonda simpatia  per la sua piccante e irriverente ironia e tanta dolcezza per la sua profonda insicurezza. Emma vive con una mamma molto particolare che l'ha cresciuta senza l'aiuto del suo compagno e condivide le sue esperienze con Valentina, un’amica a cui è molto legata e che le fa da grillo parlante. Emma sin da bambina ha sofferto per l'assenza della figura paterna e si è sempre districata tra le manifestazioni spesso particolari e fuori degli schemi di sua madre. Vittima delle sue stesse emozioni la protagonista non è in grado di comprendere quello che realmente prova e spesso non vede ciò che la vita le mostra, anche se in maniera palese, non accorgendosi così di ciò che vale la pena mantenere e ciò che è meglio perdere. L'esistenza di Emma ha un cambio radicale, quando sua madre decide di andare a convivere con l’attuale compagno egiziano, vedovo e con due figli: Samir. L'uomo dal carattere buono e saggio, vive in una magnifica villa e ha un importante lavoro manageriale. Il figlio quattordicenne è un tipo timido e chiuso che subito legherà con Emma, mentre il maggiore della stessa età della ragazza è aitante e molto sicuro di sé: Karim. La reticenza della giovane svanirà di fronte alle comodità che la nuova vita le proporrà. Questo cambio radicale stravolgerà tutte le sue convinzioni e la sua routine poiché sarà sorpresa da una realtà che sfugge al suo controllo e tra razzismo, pregiudizi, preconcetti, incomprensioni, tradimenti, precarietà del lavoro e proposte indecenti, riuscirà a superare tutte le difficoltà grazie all'intervento sempre presente di Karim che, come un angelo custode, sarà l'ombra di Emma. Sin da subito si percepisce il ruolo importante di questo ragazzo e la storia d'amore tra i due che sta segretamente nascendo, ma pur essendo deducibile non è per niente scontata. Non saprei dire se questo è un romanzo che potrà piacere al genere maschile, ma certamente affascinerà e coinvolgerà le lettrici grazie all'esplosività della protagonista, alla particolarità dei vari personaggi e alla profonda sensibilità e la forte passione di Karim, l’uomo ideale per molte donne. Nel testo si scoprono in alcuni passaggi le influenze di commedie d'amore americane che fanno parte della cultura generale. La copertina, raffigurante la protagonista persa nei suoi pensieri mentre osserva il Tevere, è molto bella, ben curata, visivamente invitante e descrive perfettamente Emma. Splendido è il passaggio in cui Karim riassume la personalità della protagonista, cogliendo con parole più che adatte la sua spontaneità, la sua fragilità e la sua forza. Nell'insieme il libro è coinvolge, emozionante, divertente e riesce a far battere il cuore per le vicissitudini dei personaggi, ma anche a far ridere per la spigliatezza ironica della ragazza unita agli atteggiamenti degli altri protagonisti. Ulteriore elemento fondamentale ed importante è il dialogo diretto tra il lettore ed Emma che incondizionatamente trascina dentro la storia.

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"Il suo Cuore Brucia" di Andrea Conteddu

a cura di Cristina Rotoloni

“Il suo cuore Brucia” è il titolo perfetto per indicare l’anima in fiamme dei protagonisti di questo racconto fantasy. La violenta e brutale morte di due giovani innocenti può scatenare una guerra dettata dal desiderio di vendetta, un uomo attraversa villaggi sul suo stallone nero per portare a termine la propria missione ed un re piange la morte della moglie e del figlio. Le vicende sembrano muoversi su linee distanti tra loro, ma sono solo l’inizio di un racconto ben strutturato dove le narrazioni si intrecciano trascinando chi legge inesorabilmente dentro il testo. Conteddu, l’autore, scrive di un viaggio emozionante che assorbe il lettore sin dalle prime righe, distruggendo qualunque eventuale paura legata al volume del libro. Di fatti si può rimanere intimoriti da un testo di 605 pagine, ma basta sfogliare le prime per accorgersi che la storia si sviluppa senza mai vacillare o annoiare, portando a scorrere le righe con avidità e senza alcuna difficoltà. Il racconto si snoda tra l’eterna lotta del bene contro il male e trasporta senza tregua dentro un’avventura fantasiosa, ricca di magia e d’atmosfera. La storia è intrigante, avvincente, densa di sfaccettature e svolte imprevedibili. La stesura è brillante sia nell’ambientazione sia negli stati d’animo dei personaggi. Il desiderio di potere, la vigliaccheria, l’invidia, il rancore, l’amicizia, l’eroismo sono tutti elementi presenti in modo forte e appassionante. Non mancano lotte all’ultimo sangue, fughe, inganni, paura, coraggio e amore. Ne emerge un’incredibile favola capace di far sognare tutte le età e che si adatta benissimo alla realizzazione di un film. Il genere fantasy del racconto prende chiara influenza dal libro “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, ma contiene anche vaghi accenni ad “Avatar”, “La Mummia” o “Il Re scorpione”. Tuttavia si discosta abilmente da questi racconti avendo una propria identità, ma ne mantiene l’atmosfera, il mito e la narrazione avvincente. Un consiglio che mi sento di dare all’autore, è quello di cambiare la copertina affinché possa colpire da subito il lettore dando risalto ad un libro che merita maggiore visibilità.

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"Afterkife" di Kat Black

a cura di Cristina Rotoloni

Tra colori freddi, alternati di blu e verde su uno sfondo nero, due mani guantate afferrano un corrimano che svanisce nell’infinito. Il palmo protetto dalla lana del guanto è saldo sulla fredda sbarra di ferro. Le mani sono lì, come nell’attesa di superare l’incertezza su cosa fare. Attendono, ma non lasciano la presa dell’unica cosa evidente nel nulla che può indicare il percorso alla “vita dopo la morte”. Sarah si è addormentata e si è persa. Vittima di un incidente cade in coma e al suo risveglio non è più Sarah. E’ un’anima estranea in un corpo che non riconosce. Sente di non possedere niente, se non un diario su cui scrivere le sue emozioni, la stanza di un ospedale e immagini di volti sconosciuti, che affermano di far parte della sua vita passata, di cui non ha ricordi. Le è stato tolto tutto, è viva, ma in realtà è morta dentro. Il suo mondo non esiste. Non si riconosce in quello che le viene raccontato, rifiuta la sua stessa immagine. Tuttavia con un lungo percorso, scoprirà l’amarezza dei compromessi, le difficoltà dell’amore, le incomprensioni dei timori e soprattutto la capacità della nostra mente d’indurci in errore, mentre il fisico, tramite i sensi, va da solo verso ciò che conosce. Leggendo, si condividerà la ricerca della protagonista nella faticosa riconquista del suo essere, la frustrazione e il desiderio di restituire ai suoi cari la Sarah perduta. Contemporaneamente si vivrà l’altra faccia della medaglia. Il punto di vista dei parenti, degli amici e in particolar modo l’amore di un ragazzo che non le torna in mente: Josh. Lui apparentemente perfetto, rivelerà poco alla volta le sue vicissitudini e la scelta che gli ha cambiato la vita. Una vita lontana dalla realtà costruita con Sarah. La stessa vita che torna prepotentemente a farsi sentire ora che lei lo rifiuta. Si troverà costretto a farci i conti, senza riuscire a celarsi alle sue paure e alla sua fragilità umana. Pagina dopo pagina questo avvincente romanzo, sapientemente miscelato con una trama in giallo, porterà il lettore attraverso i labirinti delle menti dei protagonisti e nello stesso momento, gli farà vivere una realtà ricca di risvolti inquietanti. Si scoprirà che Sarah non ricorda perché, al di là dell’idillio della vita che le viene raccontata, esiste una verità celata tinta di nero. Uno puzzle che si comporrà completamente solo alla fine della storia e che coinvolgerà senza tregua il lettore, rendendolo non solo spettatore ma parte vibrante del racconto. Ci si ritroverà ad immedesimarsi nei protagonisti, mentre le emozioni investiranno anima e corpo, scatenando un febbrile bisogno di arrivare alla conclusione dell’opera, per sapere se Sarah troverà se stessa e soprattutto se riconoscerà il suo Josh. Le descrizioni sono palpabili, splendide e con dei passaggi coinvolgenti. I paragoni sono stupendi e percettibili come se si potessero toccare con mano gli stati d’animo. Il libro “Afterlife” iniziando dalla copertina, colpisce e rimane. In esso ad esempio il nono capitolo racchiuso in un’unica pagina, è l’essenza dello stato d’animo della protagonista e rappresenta un cammeo di emozioni. Catapultati nella realtà della storia, si rimane colpiti dal racconto avvincente che lascia senza fiato e grazie ad un ritmo incalzante non incontra mai attimi di stallo e travolge il lettore con la sua passione. Solo una cosa ci si chiede mentre si sfogliano avidamente le pagine: la forza dell’amore vincerà sul male? Questo libro ce lo mostrerà. 

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"Il sogno della tartaruga" di Alessandro Cimarelli

a cura di Cristina Rotoloni

 

Marco il protagonista del libro “Il sogno della tartaruga” è un bravo agente immobiliare che vive nella capitale e nonostante Roma gli piaccia, ultimamente la gente della sua città inizia a stargli stretta e sente il desiderio di andarsene. E’ un ragazzo di carattere e di sani principi, è serio, onesto e detesta i preconcetti e i pregiudizi. Ha anche una coscienza molto forte che lo porta a contestare il razzismo ed il turismo sessuale associato alla Repubblica Domenicana, il luogo dove vuole fuggire per una vacanza con in testa un unico desiderio quello di fare Windsurf. Raggiunta l’isola di Cabarete le cose sembrano procedere senza alcuna difficoltà è la sua idea di relax si mostra a pieno con una piacevole vacanza che sembra precludere anche una storia d'amore con un’isolana. Finalmente, dopo mesi di duro lavoro ed impegno per ottenere risultati nelle vendite delle case, era libero per un mese di vivere la sua vita e le sue passioni. Marco inizia il suo sogno alla grande e lo vive con tutto se stesso in un racconto che si muove tra Windsurf, barca a vela, isole, foreste, mare e tanto divertimento in una terra lontana dove trova nuovi amici affini al suo modo di essere. Tale è il suo trasporto in questo nuovo ambiente che la vacanza diventerà la sua vita e tornare ala routine quotidiana gli costerà un’enorme fatica facendogli desiderare di abbandonarla per restare lì. Sennonché, quando il tutto sembra delineato e il protagonista appagato nella sua villeggiatura, l’incontro con una donna cieca modificherà il suo punto di vista. “E se la vita fosse un cammino disegnato?” Marco si pone questa domanda sin dalle prime pagine della sua storia, anticipando il dilemma che dovrà affrontare in questo viaggio e nonostante dentro di sé vorrebbe negare questa possibilità, teme che la risposta non corrisponda a quello che si vuol sentir dire. Ad accompagnarlo in questo percorso giungerà il personaggio citato sul titolo del libro, una tartaruga con un disegno bianco sul carapace. L’animale sarà il compagno muto del sesto senso di Marco e la sua guida anticipatrice degli eventi. Da una storia scorrevole e veloce sul soggiorno di un giovane aitante agente immobiliare ci immergeremo nel calore delle isole domenicane e sfioreremo il soprannaturale tramite un dono che porterà a scoprire quanto un destino può essere segnato e come da alcune scelte fatte dai singoli individui può cambiare l’esistenza umana ed il mondo.

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"Il Dolore" di Francesca Canu

a cura di Cristina Rotoloni

“Quanto dolore può sopportare una persona?” Si chiede la protagonista e autrice di questo libro intitolato per l’appunto “Il Dolore”. L’opera è un diario aperto sulle vicissitudini dell’esperienza negativa che ha coinvolto realmente Francesca Canu, trasformando la sua vita in un lager di emozioni e sofferenza causate dall’inadeguatezza del sistema. Questo è un libro di denuncia con un chiaro e legittimo sfogo dell’autrice. La rabbia repressa e la costrizione psicologia subita da Francesca emergono nello scritto anche a volte con parole forti, ma che avvalorano il tormento e lo stato psicologico in cui involontariamente si ritrova trascinata per l’indifferenza con cui il suo caso è stato trattato. La malata è vittima del cinismo dei dottori ed è solo grazie all’auto ironia e la forza di volontà che la protagonista non impazzisce davanti all’indifferenza e alla negligenza medica, trasformando questo testo nello specchio di una vita che è diventata calvario di una paziente. Leggendolo ne emerge un quadro sconcertante che purtroppo la realtà non può negare, difatti, il malato deve sperare solo ed esclusivamente sulle sue forze o al massimo di trovare un medico coscienzioso, solo che purtroppo quest’ultimo risulta assai raro e quasi unico. E’ triste e veritiero scoprire che solo un eccesso d’ira e la menzogna aiuterà la protagonista ad ottenere minimi risultati, mostrando che il lavoro del medico non guarda più al giuramento d’Ipocrite, ma al dio denaro e che spesso anche pagando non si ottengono attenzioni, si ottiene solo un portafoglio più leggero e tanto altro nervosismo addosso. Nonostante ciò l’autrice sa che esistono ancora medici di cuore che credono nel loro lavoro e sono riconosciuti e ringraziati all’interno dell’opera, ma ormai anch’essi sembrano rarità. Il bisogno di sopravvivere la porterà dalla negazione delle cure a quelle fai da te dopo aver constatato inconfutabilmente che quando un medico non sa o non vuol accettare quello che il paziente dichiara di avere, l’apostrofa come ipocondriaco o stressato o, alla peggio, lo trasforma in un invincibile supereroe contro i batteri drogandolo di antibiotici. Se non fosse che è improbabile si potrebbe pensare ad un accanimento medico o ad un accordo tra loro per nascondere il problema. Purtroppo a risaltare questo caso, come routine ospedaliera, subentrano le continue negligenze mediche che sono denunciate dai malati ogni giorno e che fanno diventare gli ospedali il tumore della società. Per Francesca però le disavventure non sono finite, infatti, oltre la pressione mentale e il male fisico, il corpo della protagonista inizia a manifestare il suo malessere dimagrendo a vista d’occhio nonostante continui a mangiare abbondantemente. A questo si unisce l’impossibilità di lavorare e le avversità economiche che mostreranno amaramente che il bravo cittadino in difficoltà non ha diritto a nulla e che tute le istituzioni nel momento del bisogno lo abbandonano. Non curante di questo, la protagonista continua a cerca il modo di sopravvivere e grazie alla sua forza di spirito trova rivalsa nella sua dignità e nella capacità, anche quando tocca il fondo, di vedere il buono della vita e i doni che fa. Francesca dichiara apertamente il messaggio di questo libro ed evidenzia che la sua non si può definire una storia a “lieto fine” perché la cosa più brutta è non avere una diagnosi e ad oggi è ancora nell’attesa di risposte.

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"Poesie Oscure" di Dark Angel

a cura di Cristina Rotoloni

Dark Angel è uno scrittore febbrile. In lui la parola s’impossessa dell’anima a tal punto da divenire materia passando per le sue mani e si manifesta con l’elaborazione e la pubblicazione di più opere che v’invito a leggere. A partire dalla copertina, come il testo e le immagini in esso contenute questo libro, come gli altri, è curato nei minimi particolari. Se però nello scegliere le sue opere, ci lasciamo influenzare dal suo nome o dal titolo delle stesse, potremmo essere facilmente fuorviati. Lui non è uno scrittore dell’orrido, ma del suo “Mondo Oscuro”. E’ un animo profondo che dona immagini ricche d’intensa bellezza. L’autore è tormentato dalle sfaccettature dei sentimenti umani e in particolar modo è “perseguitato” dall’Amore o fondamentalmente dall’immagine che lui ha di questo sentimento.   In preda alle sue emozioni studia ogni singolo elemento per trasmettere a chi legge le profondità inesplorate dell’essere umano, dalle quali è così intensamente attratto, da spingersi nei loro incavi più reconditi per poi mostrarle al mondo tramite i suoi sensi. L’artista sperimenta ogni vibrazione sulla sua pelle e da esperto conoscitore delle varianti emotive, le compone e le traduce in immagini così sapientemente miscelate da rendere percettibile l’emozione ed il sentimento. Ogni elemento si modella come creta nel turbine delle sue idee per esprimere al massimo il bello e il brutto della psiche umana. Scandaglia questa sua inclinazione senza escludere nulla, neanche la crudeltà dell’Amore che mostra nella sua essenza, nel suo essere bene e male. Può sembrare contorto collegare questo sentimento ad un’emozione negativa, ma si evince che si tratta della negazione di esso che induce alla sofferenza e di conseguenza l’amore diventa incline al dolore. Le sue parole scivolano tra gli opposti giocando in un mondo alterno di bene e male con paragoni sublimi tanto da non poter rimanere indifferenti al suo scrivere.  

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"La canzone del Vento" di Monica Manunta

a cura di Cristina Rotoloni

In Scozia a metà del settecento una storia misteriosa, ricca di magia e atmosfera, rivela come le cronache di un luogo né sono la sua identità. Tra le tradizioni e le ricchezze di questa terra incantata ci viene narrata la vita di una famiglia sconvolta da un segreto che non è in grado di rivelare al loro bene più prezioso: la figlia. La frustrazione ed il dolore dei genitori, insieme ai timori e le paure, emergono dalle pagine con la stessa forza con cui le persone faticano a districarsi tra le malelingue e le ottuse convinzioni di un popolo di cui sono parte attiva. Il racconto s’intreccia su ciò che è celato e non si ha il coraggio di rivelare, per poi sciogliersi senza clamore all’interno del testo affidandone la soluzione e la libera interpretazione alla canzone del vento. L’autrice più che esprimere i particolari dei posti illustrati riesce a trasmettere la sensazione dei luoghi in maniera palpabile, come se si stesse nello stesso ambiente a vegliare sui personaggi e non a leggere le loro gesta. Emerge che i segreti non rispondono alle domande né risolvono problemi, ma li rendono solo più grandi e difficili da superare. E’ mostrato senza riserbo che le bugie confondono gli animi e che per paura e vergogna dei propri gesti, si rischia di perdere ciò che abbiamo di più caro. Solo con un atto di coraggio e con profonda umiltà si riesce ad ammettere il proprio errore e a mostrare la verità. Interessante è la rappresentazione del losco figuro come eco alla storia. Tramite lui s’evidenzia il dissenso insito nell’uomo e che le malelingue possono più di quello che gli deve essere concesso. Tramite però la saggezza dell’età si troveranno escamotage per liberare la verità rendendola comprensibile a tutti. Da questo libro si evince che la paura è il più gran nemico dell’uomo mente il coraggio dell’innocenza e la verità, che non conosce barriere, sono una gran forza a favore dell’essere umano.

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"La verità degli Estinti" di Teodoro Iaia

a cura di Cristina Rotoloni

Tra passaggi splendidi e di sublime effetto, come il paragone con la tavolozza di un pittore, si alternano discorsi chiari e scorrevoli. L’autore riesce a creare un filo di suspance e a portare chi legge nell’opera. Induce a scorrere le pagine tutte d’un fiato e quando si rallenta la lettura, convinti che l’opera sia giunta alla sua conclusione, riesce a riconquistare l’attenzione del lettore stuzzicandolo con una svolta a sorpresa e insinuando un esplicito sospetto nella mente di chi legge. Abilmente miscela la forza del potere economico con quella dell’onestà rappresentando la vita nella sua chiave cinica e distruttiva. In un confronto tra generazioni e tra rapporti umani il potere riesce ad influenzare tutto ciò che lo circonda. Affiora la fragilità delle persone di fronte all’amore perverso. La frustrazione di sapere e non poter dimostrare la verità. L’impossibilità di porre un freno agli eventi. Emerge che ciò che non è corruttibile si distrugge. La psiche umana si rivela nella sua brutalità nella continua lotta tra il giusto e l’ingiusto. L’autore non pago dal senso d’angoscia che la vita stessa pone rivela quello che c’è oltre. Mostra che aldilà dell’uomo e della sua cattiveria vivono dei legami indissolubili. Esiste un confine tra i vivi e i morti. Un lembo sottile che, a volte, appare e scompare in una delle due estremità mettendole in contatto e  stravolgendole. Rivela che ciò che non possono i vivi lo possono i morti dando una nuova emozione all’animo di chi legge.

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"Corri" di Paolo Bonatti

a cura di Cristina Rotoloni

"Corri" è un libro da leggere con calma, prendendosi i propri tempi e il proprio spazio. Ci si deve lasciare trasportare dalle emozioni che emergono dalle righe. In alcuni passi commuove. Parla di un sentimento semplice e profondo, quanto difficile come l'amicizia. Un rapporto guidato dalla vita che sotto l'attento e vigile sguardo di una cara amica, la montagna, aiuta a seguire il proprio percorso. Un amicizia vera e profonda che nasce da gesti semplici e grandi ideali. Non sfugge, ma affronta argomenti  intensi come l'amarezza del vivere e il confronto con se stessi. In questo libro l'anima  si apre davanti alla maestosità e alla purezza della montagna e permette di vivere  il confronto tra le generazione scoprendo di essere uguali per quanto diversi. La montagna è come la vita e insegna che non le importa  cosa vuoi far vedere di te. Lei ti scava dentro, ti scopre, ti mostra per quello che realmente sei, quello che vali e soprattutto come ti dai al mondo. Tira fuori quello che hai nel cuore. Nella ricerca della vetta, ti svela il percorso per trovare la tua anima e ti mostra che qualunque cosa accada  non bisogna arrendersi.  Esistono cose importanti che vanno oltre ogni difficoltà e ogni nostra paura e che riescono a trovarci e portarci fuori dal baratro dove a volte la vita ci conduce. E’ lei stessa a darci un’altra possibilità quando pensiamo di non averne più alcuna, sta a noi saperla cogliere con la stessa capacità con cui si riparte su un sentiero dopo una caduta.

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"Sassi" di Vera Barbonetti

a cura di Cristina Rotoloni

La poesia non deve essere soltanto ben scritta, deve essere una porta aperta sull’anima dell’autore. Nella sua raccolta intitolata “Sassi”, Vera rimane fedele a questa fondamentale essenza di un’opera. I versi sono pieni d’attimi interiori scanditi dal ritmo della natura, non si lasciano assoggettare dalla frenesia segnata dalla cadenza impetuosa di un orologio. L’autrice si prende i suoi tempi, i suoi spazi, le sue riflessioni. Mostra la sua malinconia, i rammarichi verso ciò che si è perduto e che è sfuggito di mano, indipendentemente dal proprio volere. Le diapositive dei suoi stati d’animo sono state scattate attraverso metafore naturalistiche che velano e rivelano questi momenti. N’emerge nostalgia, rimpianto, amarezza, un dolore che pur tracimando dalle strofe, mantiene quella dignità, quella dimensione tipica della natura che segue i suoi cicli sapendo che per ogni fine vi è un inizio. Vera ci lascia cartoline che si mostrano nella mente di chi legge, colpendolo con dei riflessi intimi rappresentati tramite un paesaggio, una foglia, un elemento del tempo. Dalla morte la vita, da una fine un nuovo inizio, dalla malinconia palpabile dei giorni andati alla speranza delle promesse di un futuro. L’autrice non si abbandona allo sconforto, ma vede il tramutarsi delle cose e speranzosa le accetta, vi convive, vi si rapporta con armonia, con la tipica naturalezza con cui si conosce la fragilità e la forza dell’essere. Tutto ciò si riesce a sentire nella rappresentazione degli elementi, nella consistenza della foglia coperta di gelo, dei sassi su cui cammina la propria vita, della neve che tramuta in goccia. Vi sono le atmosfere degli ambienti contadini, delle immagini calde e ritmate della natura paesaggistica, sottolineate anche dalle fotografie in bianco e nero di Sant’Eusanio Forconese e appoggiate dalle traduzioni del poeta francese Paul Courget. Le sue poesie sono una scoperta lenta e dolce di un intimità rivelata con grazia.

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"L'Ombra del Lupo" di Francesco Cataldo Verrina

a cura di Cristina Rotoloni

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 Attratta dal titolo del libro ho deciso di leggere questa storia iniziando con l’osservare l’immagine di copertina, su di essa i colori caldi di un cielo al tramonto rivelano in trasparenza il volto di un lupo, ulteriormente colpita da questo ho iniziato la mia lettura. Il racconto narra di come un regista di nome Olof rimane affascinato da una leggenda nordica che vuole raccontare tramite un film. Le prime pagine del libro illustrano proprio il mito di quello che avvenne nelle gelide terre del nord. Gudrun, il capo clan di una tribù, giace contro la volontà degli Dei e della stessa ragazza con Fenhia una discendente del Dio Lupo delle foreste e da questa unione, ottenuta con la violenza, nascerà un figlio che porterà morte e distruzione. Il protagonista ben intenzionato a realizzare il film riuscirà a trovare un produttore disposto ad investire nel suo progetto purché realizzi le scene con dei lupi veri. Superata la prima reticenza per questo obbligo Olof, tramite una conoscenza, incontrerà una veterinaria che lavora a stretto contatto con questi canidi e che potrà aiutarlo con le riprese del film. La donna in questione oltre ad essere bellissima e ad avere un rapporto quasi familiare con i lupi, ha lo stesso nome della protagonista della leggenda. Olof a seguito di questa scoperta si ritroverà coinvolto in una successione di atroci delitti e seguendo la pista delle stragi scoprirà una sconcertante verità che lo renderà parte integrante del mito. Dal mio punto di vista le pagine di questo libro racchiudono una buona bozza per una storia interessante se sviluppata ulteriore, infatti, il racconto che si sviscera in circa quaranta pagine mi ricorda la traccia di un film o un canovaccio teatrale su cui lavorare.

Recensione "Il Baratro e Il Sogno" di Giuseppe Pellegrino

a cura di Cristina Rotoloni

 

Giuseppe Pellegrino autore del libro “Il Baratro e il Sogno”, grazie alla depressione ben descritta del protagonista, da subito porta il lettore nel mondo pieno di dubbi e insicurezze di Eugenio che dopo mesi senza lavoro, tramite l’intervento di quello che sembrava un aiuto amico, inizierà una nuova parentesi della sua vita. Da qui si snoda la storia basata su un intrigo aziendale che mostrerà i risvolti del mondo del lavoro, dell’impegno e della collaborazione, ma anche dello sfruttamento, delle decisioni sbagliate, della corruzione e dell’avidità che possono portare al declino di un’azienda. L’autore evidenzia bene la realtà del lavoratore e descrive abilmente l’autorità e i metodi di convincimento aziendale per ottenere fedeltà dal dipendente. Mette in risalto come la forza lavoro non può decidere o influenzare il suo destino davanti al dominio del capo e di come rimane in balia delle scelte dei superiori, ma al contempo rivela come la capacità autogestionale del dipendente può essere fondamentale per la realtà di una ditta ed essenziale nel compiere correttamente il proprio dovere per evitare ulteriori intoppi nello sviluppo della società.

Il messaggio è calzante: dalla collaborazione, il rispetto e la chiarezza si ottengono buoni risultati per tutti.

Eugenio è un uomo privato della sua dignità a causa della perdita del lavoro che nonostante il Baratro che ha davanti non si abbandona allo sconforto della sua anima, rimanendo attaccato ai suoi principi e ai suoi ideali. Sicuramente una buona parte di questa storia è elemento pulsante della realtà anche se poi nella vita improbabilmente le scene e le vicissitudini si risolverebbero come nel racconto. Le disavventure di Eugenio si snodano nella storia portando avanti la trama della narrazione con un messaggio di fiducia verso il futuro legato all’onestà e alla fede dei propri valori. Eugenio da prima depredato del lavoro vedrà una parentesi felice nel ricongiungimento con amicizie ed affetti del passato che gli apriranno le porte al recupero della propria dignità, ma anche questa è una realtà fittizia e la conquista della propria individualità, nuovamente nel mondo lavorativo, gli chiederà di pagare un caro prezzo. Eugenio scoprirà che nulla è ciò che sembra e dovrà imparare a fare i coni con le sue emozioni ed il suo carattere per decidere cosa fare della sua vita. L’esistenza gli chiederà dei compromessi assai pesanti per poter continuare a lavorare e sentirsi un uomo.

Il messaggio che l’autore dichiara di voler dare è molto attuale e da sempre ha accompagnato il mondo del lavoro. Si parla della dignità umana e del suo rispetto, dello scambio reciproco e della collaborazione. Si parla dell’eterna disuguaglianza del datore di lavoro e del dipendente e si offre una soluzione alternativa al continuo contrasto presente tra i due ruoli. Si evidenziano gli animi umani e le loro paure. Si mette in risalto come l’età non diventi un valore per l’esperienza acquisita, ma nella società d’oggi, diventa un peso che chiude le porte nella realtà lavorativa. Si rimarca che lavorare non è un diritto per sentirsi utile nella società, ma un’arma a doppio taglio in mano a chi ha il potere che lo usa per sottomettere l’individuo al proprio volere. Dimostra come la fragilità delle porsene porta a cedere ai soprusi per garantirsi uno stipendio e come ci si aliena davanti ai propri timori diventando l’opposto di ciò che si crede d’essere.

L’autore scrive quest’opera con un dichiaro intento culturale volendo mostrare il mondo del lavoro per il suo lato oscuro, per il tarlo che lo costituisce, comunicando le difficoltà che si riscontrano nella società quando i propri interessi personali schiacciano la dignità altrui ed evidenzia come il rispetto di sé conduca incondizionatamente a tenere alti i propri principi e di conseguenza a difendere il prossimo. Di fatti l’intero libro è impregnato da questi argomenti e Pellegrino usa parole come: “un’umile e dignitosa esistenza, contrapposta a questa ricchezza assolutamente priva di gioia.” (…) “ nell’imprenditoria non esiste una morale, ….lavorano solo per fare profitto.” (…) “Dialogo tra le differenze gerarchiche.”

Il giusto messaggio che n’esce rivela, però, dall’analisi dei personaggi, che nella realtà sono pochi gli “eroi” come Eugenio che riesce ad affrontare le proprie vicissitudini anche grazie ad una buona sorte che lo guida verso il Sogno all’interno del racconto, ma che invece sono molti i Biagio e i Bianconi che cedono ai compromessi o li muovono a proprio favore. Viene da chiedersi a questo punto, come la stessa storia fa, se Eugenio avesse mantenuto fede ai suoi principi se la sua avventura non avesse trovato soluzioni all’intrigo che stava vivendo.

L’unica pecca che mi sento di sottolineare in quest’opera, è che non mi è piaciuta la scelta dell’immagine di copertina. Di fatti, su uno sfondo nero dove risalta in bianco il nome dell’autore ed il titolo dell’opera, si trova una donna nuda seduta su una sedia a testa china che non ha alcun collegamento con il messaggio che l’autore sostiene di voler divulgare. Ritengo che il senso dell’immagine sia distante dal contenuto del libro e la trovo fuorviante e del tutto gratuita.

 

Recensione "I Racconti delle Lande Percorse" di Diego Romeo

a cura di Cristina Rotoloni

 

Il primo libro di Diego Romeo “I racconti delle Lande percorse” è il volume iniziale di una trilogia fantasy. La storia ci narra le gesta del Generale Hurik Van Gotten in procinto di affrontare una battaglia epica contro il male, con l’aiuto ed il sostegno dei suoi validi compagni. In realtà in questo primo volume è sapientemente miscelato all’interno del racconto, un percorso a ritroso nella vita del protagonista.  L’autore non si concentra principalmente sulla battaglia che sta per iniziare, ma pagina dopo pagina, ci lascia scoprire le difficoltà di un giovane ragazzo desideroso di diventare Cavaliere e custode di tutti i valori in esso rappresentati che si scontra con il suo desiderio di vendetta perché vede uccidere parte della sua famiglia. La bravura dell’autore nel saper inserire al momento giusto i ricordi di Hurik aiuta il lettore a comprendere gli avvenimenti. Nonostante questo, però, la lettura sin da subito inizia in modo non scorrevole e faticosa a causa dell’alternanza di caratteri diversi e dell’utilizzo di molti aggettivi che rendono il testo, dal mio punto di vista, pesante e ridondante. Scorrendo le righe si è insinuata sempre di più in me la convinzione che l’opera fosse stata scritta a quattro mani, ma da un’unica persona, poiché ho trovato da un lato un testo in corsivo che anticipa e chiude i vari capitoli con una pedante attenzione alla scrittura di spessore e alla ricercatezza letteraria, terminologica e storica che tende a calibrare e dare un tono al libro, ma che rende assai difficile la lettura e dall’altro un testo fresco, discorsivo e spontaneo che ci racconta gli eventi presenti del Generale Hurik e la sua giovinezza.  Ho quindi deciso, a causa della mia difficoltà nel proseguire, di scorporare l’opera dal suo insieme e di leggerla come due volumi distinti. Terminato il libro ho preferito di gran lunga la narrazione dedicata ai ricordi e al presente del protagonista. In questa parte della storia, infatti, si snoda la vita del giovane Hurik con la sua ira, il suo desiderio di vendetta, la sua superficialità di giudizio che spesso lo allontana dal suo obiettivo di raggiungere i nobili ideali e valori che contraddistinguono un vero Cavaliere. Si mostra la sua esistenza travagliata dal lutto, dal dolore e dalle incomprensioni. La sua anima si denuda al lettore mentre si rapporta con le battaglie, le conquiste, le magie, i personaggi di diversa razza e cultura che con i quali deve convivere o combattere e si mostrerà a noi un giovane fragile ed insicuro pieno di sé che faticherà non poco per conquistare come prima cosa il suo equilibrio interiore e poi i valori tanto ambiti. A me personalmente ha particolarmente colpito il capitolo dedicato al nano Odin, gran forgiatore di spade e al suo rapporto con i giovani allievi. Come ho gradito il momento di confidenze con il maestro Karl Erik o l’attimo in cui il giovane Hurik stringe le mani facendo sbiancare le nocche perché non può affrontare l’assassino di suo padre. Così come mi è piaciuta la figura di Creg il mezzorco. Di particolare effetto ho trovato la descrizione dell’elfo Lomallin sulla musicalità delle cose e la loro canzone universale. Dal mio punto di vista è questo il libro di Diego Romeo ed è proprio per questo che mi sento di consigliare all’autore di snellire nei prossimi volumi la parte più ricercata per far emergere e risaltare maggiormente il genere più fresco e spontaneo della narrazione degli eventi, facendo si che il lettore non trovi intralci dovuti alla ridondanza e all’opulenza dei termini che appesantiscono non poco il racconto, permettendogli così d’immergersi totalmente nella storia del protagonista e dei suoi compagni d’avventura.

 

 

 

 

 

 Recensione al libro "I Curiosi Casi di Mazavara" di Elena Maneo

                                                                              

Il libro è scritto in modo simpatico e colorato. Trasporta il lettore nel bizzarro mondo immaginario di un investigatore strampalato.  I personaggi buffi si alternano a vicende più o meno realistiche che sfociano quasi sempre in situazioni con soluzioni bilaterali o in bilico tra fantasia e realtà. Sicuramente è una storia per ragazzi. Le vicende e le disavventure fanno spesso sorridere evidenziato, in un mondo strano, quanto concretamente umano sia Mazavara nelle sue emozioni. Nonostante sia un racconto molto fantasioso, tra le righe si leggono temi come la solitudine, il bisogno di essere considerati, la follia e l’attaccamento alla famiglia. Ho apprezzato tantissimo le descrizioni fatte dall’autrice Elena Maneo. I sui paragoni, le associazioni, le ambientazioni e i tratti caratteristici dei personaggi danno un’immagine continuamente poetica, artistica, magica.  I paragoni e le descrizioni ambientali sono la cosa che più mi ha lasciato il segno. Nello stesso tempo però sottolineo che in alcuni tratti, non molti in verità, soprattutto nella prima parte del libro, certe frasi sono troppo traslate e confondono un po’ il testo. Difatti, alcune parti non molto chiare le ho trovate superflue, poiché la storia scorre bene anche senza di loro.

Nell’insieme questo libro funziona, è divertente e molto ben caratterizzato. Come già detto l’associo bene ad una lettura rivolta ai giovani. Dal mio punto di vista sarebbe un buon fumetto. Questo mio pensiero nasce, quasi certamente, dalla capacità descrittiva dell’autrice, la quale mi ha regalato tavole pittoriche ben precise di ogni vicenda vissuta dal protagonista.

 

Vite e Monumenti - Il Pantheon 

di Patrizia Palese

                                                  
                                                                  
Il viaggio nella città dei sogni e dell’amore ha inizio. Questo è quello che si pensa leggendo il trasporto della protagonista Vittoria che partendo sola e contro voglia visita Roma per poi appassionarsi anima e corpo a questa città, tanto da superare la sua innata pigrizia. Questo libro, “Vite e monumenti - il Pantheon”, è un epistolario tra due amiche, per l’appunto Vittoria e Matilde, in cui la protagonista racconta il suo mese nella capitale. Il progetto partito come una vacanza studio diventerà il tormento di colei che racconta desiderosa di non tralasciare nulla affinché la sua amica lontana possa vivere, anche se indirettamente, la stessa avventura. Vittoria durante le sue scoperte traccia le linee della storia, dell’architettura, dell’arte che nei secoli hanno creato, accompagnato e stravolto il Pantheon. La scelta dell’autrice di sfruttare questo stile di scrittura mi ricorda alcuni testi della scrittrice Jane  Austin. Trovo l’idea della scrittrice brillante poiché il lettore, nella scoperta del Pantheon, tramite le lettere che la protagonista scambia con la sua amica del cuore s’immedesima avendo la sensazione di essere lì a rimirare l’imponente costruzione.  IL testo è simpatico e coinvolgente, anche perché tutto il libro, trattandosi di scritti privati, sono ricchi della semplicità, della schiettezza e della freschezza di Vittoria che racconta tutto ciò che la colpisce e le passa per la testa. Lo fa sempre con pieno trasporto e con tanta passione e il lettore partecipe a questo scambio d’informazioni “sservando”, passo dopo passo, elementi importanti su un monumento di così grande valore. E’ come intrufolarsi nella vita di Vittoria scoprendo la magia di Roma vista tramite lo sguardo incantato di una piccola, giovane donna che sta crescendo con questa esperienza. Interessante la scelta del periodo storico, infatti, la protagonista ci parla dalla lontana estate del 1959. Tuttavia oltre la leggerezza del testo e la peculiarità storica, si legge spesso tra le righe il dissenso di Patrizia Palese su gli scempi compiuti a danno del Pantheon proprio e soprattutto da chi doveva proteggerlo. Scorrendo le pagine ho in mente un libretto tascabile da poter avere sempre con me o da vedere tra le mani di una guida turistica, permettendo così ai viaggiatori di conoscere Roma o meglio il monumento evidenziato da Vittoria tramite il suo attento sguardo, sono certa che sarebbe più interessante di molti testi scolastici. L’autrice non si limita a raccontarci del Pantheon, a tratti, la protagonista, interrompe la sua ricerca per parlarci del suo quotidiano e soprattutto dal suo primo grande amore. Patrizia Palese dichiara all’inizio del libro che questa è solo la prima tappa di un grande viaggio programmato nella Capitale, per questo motivo nell’attesa di scoprire le nuove “indagini” di Vittoria e Matilde su un’altra grande opera artistica, magari con la collaborazione di Domenico e Lele, oppure quella inconsapevole di Adriana e Piero, vi invito a scoprire il Pantheon secondo Vittoria , in vita Patrizia Palese autrice di “Vite e monumenti”.
Unico appunto da fare all’autrice è quello di rivedere il testo.